La Nasa archivia il sogno di Marte, il Congresso non salva il ritorno dei campioni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
La possibilità di analizzare in laboratorio, con tutta la potenza della scienza terrestre, quei frammenti di suolo marziano che il rover Perseverance, da anni, sta meticolosamente raccogliendo e sigillando in appositi tubi, svanisce definitivamente. A segnare la fine dell’ambizioso programma Mars Sample Return è stato il disegno di legge di compromesso sulla spesa federale, un documento che, riflettendo le priorità dell’amministrazione del presidente Trump, ha di fatto rimosso i finanziamenti necessari a quella che era considerata la missione più complessa della planetologia moderna. Sebbene il Congresso abbia respinto una parte significativa dei tagli al budget scientifico della Nasa proposti dalla Casa Bianca, quel gesto di parziale “resistenza” non si è esteso al salvataggio del progetto, il cui costo, lievitato nel tempo, ne ha probabilmente decretato la vulnerabilità in un contesto di riallineamento delle priorità spaziali nazionali.
La fine di un piano decennale
Il programma, che coinvolgeva anche l’Agenzia Spaziale Europea, prevedeva una sequenza operativa senza precedenti: una nuova missione avrebbe dovuto raggiungere il Pianeta Rosso, recuperare i campioni lasciati da Perseverance, lanciarli in orbita marziana e infine riportarli sulla Terra. Un’impresa tecnologica a più stadi, la cui cancellazione — sancita dalla mancata allocazione dei fondi nel testo di legge — interrompe bruscamente un percorso di pianificazione e sviluppo durato anni. L’agenzia spaziale statunitense, dal canto suo, ha già comunicato che, in assenza di risorse dedicate, non potrà procedere oltre, archiviando così un capitolo di esplorazione che prometteva risposte definitive sulla storia geologica, e forse anche biologica, del nostro vicino planetario.
Le implicazioni per la ricerca scientifica
La portata della decisione, al di là delle mere considerazioni di budget, risiede tutta nel valore inestimabile di quei campioni, che qualcuno — e non a torto — ha definito “il Santo Graal” dell’astrobiologia. Senza la possibilità di studiarli con strumentazioni non miniaturizzabili per un rover, infatti, numerose domande resteranno inevitabilmente sospese. Le analisi chimiche e isotopiche di precisione, necessarie per individuare firme biologiche inequivocabili o per ricostruire con esattezza il clima antico di Marte, richiedono attrezzature di laboratorio che non possono essere inviate sul pianeta. Ciò che Perseverance ha raccolto, quindi, rimarrà là, in attesa di un futuro che al momento appare indeterminato, mentre la comunità dei ricercatori vede sfumare l’opportunità di fare, potenzialmente, la scoperta del secolo.
Uno scenario in evoluzione e le reazioni
La vicenda, che ha dell’amaro per molti scienziati, non è isolata nel panorama delle politiche spaziali, le quali — è noto — sono soggette a cambi di rotta in base agli indirizzi delle diverse amministrazioni. Il focus sembra essersi spostato altrove, verso nuovi obiettivi che il governo federale intende perseguire, lasciando che un progetto di cooperazione internazionale e di pura scienza di base venga accantonato. Rimane ora da comprendere quale destino attenderà il lavoro già svolto da Perseverance e come la Nasa intendera riconvertire le competenze e le tecnologie sviluppate per il Sample Return, in un quadro strategico che, evidentemente, privilegia altre vie per l’esplorazione del sistema solare.




