Playstation 6 verso il rinvio: la domanda di intelligenza artificiale prosciuga il mercato delle memorie

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’industria delle console, abituata a cicli di vita scanditi con precisione quasi orologiera, si trova oggi a fare i conti con un’impasse che nulla ha a che vedere con le logiche di mercato tradizionali o con la consueta competizione tra piattaforme. La corsa all’intelligenza artificiale, con la sua fame inesauribile di potenza di calcolo e capacità di archiviazione, sta infatti risucchiando una fetta così consistente della produzione globale di memorie RAM e di sistemi di storage avanzati da mettere in seria difficoltà i piani industriali dei giganti del gaming -1. Secondo fonti concordanti riportate da Bloomberg, Sony si troverebbe costretta a valutare un rinvio significativo per l’arrivo della successore di PlayStation 5, con una finestra di lancio che dalla finestra del 2027 slitterebbe al 2028, se non addirittura al 2029 -5-6-10.

L’effetto domino dell’AI sulle catene di fornitura

All’origine di questo terremoto silenzioso c’è una riconfigurazione delle priorità dei grandi produttori di semiconduttori, da Samsung a SK Hynix, i quali hanno dirottato gran parte delle loro linee produttive verso i chip ad alta banda e le memorie dedicate ai data center che addestrano i modelli di intelligenza artificiale. Questo shift, lungi dall’essere una bolla passeggera, sta contraendo l’offerta di componenti per l’elettronica di consumo e facendo schizzare i prezzi alle stelle, un fenomeno che aveva già portato al rinvio di nuovo hardware come quello previsto da Valve per Steam Deck. La decisione che l’azienda nipponica si trova ora ad affrontare è drastica: lanciare la PlayStation 6 nel periodo inizialmente previsto, assorbendo costi di produzione proibitivi che si tradurrebbero in un prezzo al pubblico potenzialmente letale per la diffusione di massa, oppure attendere, sperando in un assestamento del mercato dei componenti che, stando alle previsioni, non arriverà prima del 2027.

Nintendo Switch 2 e il costo della memoria

La turbolenza non risparmia certo gli altri attori in campo. Nintendo, nonostante il trionfale debutto di Switch 2 dello scorso giugno con oltre 17 milioni di unità piazzate in pochi mesi, sta monitorando con apprensione l’andamento dei costi. Il presidente Shuntaro Furukawa, interpellato sull’argomento, ha evitato di sbilanciarsi, ma ha confermato che l’azienda non può permettersi di ignorare l’evoluzione del mercato, definito "molto volatile". Le indiscrezioni parlano di una possibile revisione al rialzo del prezzo della console già nel corso del 2026, una mossa che, se confermata, andrebbe a intaccare la formidabile accoglienza commerciale riservata finora alla nuova macchina.

La strategia di contenimento per PlayStation 5

In questo scenario di incertezza globale, la dirigenza di Sony ha cercato di gettare acqua sul fuoco per quanto riguarda l’attuale generazione. Durante una recente conference call sugli utili, la chief financial officer Lin Tao ha illustrato la strategia messa in campo per schermare PlayStation 5 dalla tempesta in arrivo. L’azienda, forte di contratti già siglati, ha assicurato la fornitura minima di memoria necessaria per l’intero 2026, evitando così il rischio di ritrovarsi con gli scaffali vuoti o di dover ritoccare al rialzo il prezzo della console in maniera improvvisa. È una misura che compra tempo prezioso, ma che non risolve il problema strutturale. Tao ha parlato esplicitamente di voler "minimizzare l’impatto" dell’aumento dei costi puntando sulla "monetizzazione della base installata", una formula piuttosto trasparente che lascia intendere come il rincaro delle materie prime verrà compensato da un maggiore ricavo derivante da software, abbonamenti al PlayStation Plus e servizi di rete, spalmando di fatto il costo aggiuntivo sulle spalle dei giocatori.

Microsoft e l’intera filiera sotto pressione

Il condizionale, in questa fase, resta d’obbligo, ma l’intera filiera dell’hardware videoludico trattiene il fiato. Le speculazioni su un rinvio della console Sony si intrecciano con quelle relative alla prossima mossa di Microsoft, con AMD che ha indicato una finestra per la nuova Xbox ancora orientata al 2027, sebbene fonti interne alla stessa Microsoft parlino di una data non ancora definitivamente fissata. Quello che appare sempre più chiaro, al netto delle smentite di circostanza, è che la domanda di componenti per l’intelligenza artificiale abbia rotto gli argini, allagando un settore che fino a ieri poteva contare su una programmazione stabile. I produttori di PC e smartphone, del resto, si attendono rincari fino al 15% per i prossimi mesi, segno che la morsa dei prezzi non sta risparmiando nessuno.

Le scelte che verranno compiute nei prossimi mesi ridisegneranno la mappa generazionale. Se l’ipotesi del rinvio dovesse concretizzarsi, la console che dovrebbe segnare il nuovo corso di PlayStation non vedrebbe la luce prima del 2028 o 2029, dilatando il ciclo vitale di PS5 a otto o nove anni, una durata inedita per gli standard dell’elettronica di consumo -4. Per i giocatori, costretti ad assistere a questa partita a scacchi giocata sui tavoli dei fornitori di chip e nei data center dell’AI, la sensazione è quella di un’attesa forzata, dove la prossima generazione dipenderà meno dalla creatività degli sviluppi e più dalla capacità delle multinazionali di districarsi nella morsa della scarsità di memoria.

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