Sony ferma la produzione di memory card: la corsa all’intelligenza artificiale prosciuga i chip
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’industria tecnologica giapponese, e con essa l’intero ecosistema della fotografia professionale, si trova a fare i conti con una crisi di approvvigionamento che, a quanto pare, non ha precedenti. Sony, colosso dell’elettronica di consumo, ha ufficialmente annunciato la sospensione degli ordini per quasi l’intera linea di schede di memoria SD e CFexpress, una decisione, pubblicata sul sito web di Sony Japan, che avrà effetto a partire dal 27 marzo 2026. La misura, tanto drastica quanto sintomatica, interrompe di fatto la catena di fornitura per rivenditori autorizzati e clienti del Sony Store, gettando nello scompiglio fotografi e videomaker che da sempre fanno affidamento su questi supporti per il loro lavoro.
La carenza globale di semiconduttori e l’effetto domino sull’hardware consumer
La decisione, che riguarda un’ampia gamma di prodotti inclusi i modelli CFexpress Type A (dai 240 GB ai 1920 GB) e Type B (240 e 480 GB), nonché le popolari schede SDXC e SDHC delle serie TOUGH e SF, è stata attribuita ufficialmente alla “carenza globale di semiconduttori (memoria)” e ad “altri fattori”. Sebbene alcuni modelli specifici, come la CFexpress Type B da 960 GB e le più economiche schede della serie SF-UZ, risultino ancora in produzione, il quadro generale è quello di un’interruzione quasi totale delle vendite. È interessante notare come questa mossa arrivi a stretto giro di posta rispetto all’aumento del prezzo della PlayStation 5, annunciato dalla stessa Sony, suggerendo una pressione identica esercitata dal mercato sulla filiera dei chip. In sostanza, la domanda crescente di componenti ad alte prestazioni, divorati dai data center dedicati all’intelligenza artificiale, sta ridisegnando le priorità produttive a livello globale, penalizzando pesantemente il settore consumer.
Quando l’intelligenza artificiale dettala legge sul mercato dei chip
La causa principale di questa crisi, infatti, va ricercata nella corsa sfrenata all’intelligenza artificiale. I giganti della tecnologia stanno letteralmente accaparrandosi la produzione mondiale di memoria NAND Flash e DRAM, i componenti essenziali non solo per le memory card ma anche per server e infrastrutture cloud. Le previsioni del mercato parlano chiaro: si stimano aumenti contrattuali della DRAM tra il 90 e il 95% su base trimestrale e incrementi del 55-60% per la NAND Flash. Questo ha portato, nei mesi scorsi, a un rincaro del prezzo delle memory card che, in alcuni casi, è triplicato, rendendo insostenibile per un produttore come Sony continuare a garantire la propria linea di prodotti in assenza di margini o, più banalmente, di materie prime. La scelta di sospendere gli ordini, piuttosto che limitarsi ad aumentare i prezzi, rappresenta un segnale inequivocabile della gravità della situazione.
Un fermo che non risparmia nessuna fascia di prodotto
Analizzando l’elenco dei prodotti congelati, emerge un dato particolarmente significativo: la carenza non colpisce esclusivamente le schede ad altissime prestazioni, quelle destinate ai professionisti che necessitano di velocità di scrittura elevate per il raw e il video 8K. La lista include anche modelli di fascia più bassa, come le schede V30 da 64 GB, dimostrando che la scarsità di chip di memoria è ormai un problema sistemico che investe l’intera piramide produttiva. Per i fotografi e i videomaker, che si trovano ora a dover fare i conti con la difficoltà di reperire materiali essenziali per le loro reflex e mirrorless, la situazione si traduce in un’incognita operativa non indifferente, in attesa che le scorte residue nei negozi fisici e online si esauriscano.
L’attesa per la ripresa e il peso della supply chain globale
Sony, dal canto suo, non ha fornito una data precisa per la ripresa delle vendite, limitandosi a comunicare che monitorerà la situazione dell’offerta per decidere eventualmente il momento più opportuno per riprendere gli ordini. La scelta di fermare le vendite solo sul mercato giapponese, almeno per il momento, potrebbe celare la volontà di preservare le scorte per altri mercati, ma appare probabile che l’effetto domino si estenda rapidamente. A complicare ulteriormente il quadro, come accennato da alcuni analisti, vi è anche una possibile carenza di elio, gas fondamentale per i processi di fabbricazione dei semiconduttori, la cui disponibilità è stata influenzata dalle tensioni geopolitiche in alcune aree del mondo. Un intreccio di fattori, insomma, che trasforma quella che era iniziata come una semplice “crisi dei chip” in un vero e proprio collasso logistico per interi segmenti del mercato consumer.




