Drone autonomo con IA colpisce a Zaporizhzhia: cosa è successo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un drone autonomo con IA ha riconosciuto il bersaglio e scelto dove colpire senza un comando impartito all’ultimo momento da un pilota umano durante un attacco a Zaporizhzhia, in Ucraina. L’episodio risale al 6 luglio 2026, quando uno sciame di droni è arrivato sulla città sud-orientale e uno dei velivoli si è diretto verso i serbatoi di propano di una stazione di servizio, obiettivo che l’intelligenza artificiale installata a bordo era stata addestrata a identificare. Il drone, però, non è riuscito a superare un edificio residenziale: si è schiantato contro un muro ed è esploso a pochi metri da alcune persone che avevano cercato riparo nella zona.

Come il drone autonomo con IA ha scelto il bersaglio

L’elemento centrale dell’attacco riguarda il grado di autonomia attribuito al sistema: il drone arriva nell’area della stazione di servizio, riconosce i serbatoi di propano presenti sul posto e seleziona il punto da colpire. Non interviene un pilota per guidarlo nella fase finale e non viene descritto un comando umano impartito immediatamente prima dell’impatto. La decisione sul bersaglio viene quindi affidata all’intelligenza artificiale, addestrata a riconoscere specifici oggetti da considerare obiettivi. È questo passaggio, dalla guida umana alla selezione automatica del bersaglio, a rendere l’episodio di Zaporizhzhia un caso particolarmente significativo nell’evoluzione dell’impiego dei droni nella guerra in Ucraina.

Il sistema descritto si basa su una scheda Nvidia Jetson Orin e su un codice capace di contenere un catalogo di oggetti da riconoscere e considerare come possibili obiettivi. Nel caso del 6 luglio, tra questi figuravano i serbatoi di propano della stazione di servizio. Il software avrebbe quindi avuto il compito non soltanto di orientare il velivolo, ma anche di individuare autonomamente ciò che corrispondeva al bersaglio previsto. Proprio questa capacità distingue il drone da un mezzo controllato a distanza nel quale un operatore osserva le immagini, prende la decisione finale e impartisce il comando necessario per portare a termine l’attacco.

L’attacco del 6 luglio a Zaporizhzhia e le vittime civili

L’attacco russo a Zaporizhzhia ha provocato la morte di tre civili. Tra le vittime viene indicata Tetiana Bubynets, studentessa di 19 anni. La ricostruzione descrive uno dei droni mentre si dirige verso la stazione di servizio e tenta di raggiungere i serbatoi di propano riconosciuti dall’intelligenza artificiale, ma la traiettoria viene interrotta dalla presenza di un edificio residenziale. Il velivolo finisce contro un muro ed esplode a poca distanza da un gruppo di persone che si era riparato nelle vicinanze. Il bersaglio individuato dal sistema e il punto effettivo dell’esplosione risultano così differenti, con conseguenze dirette sui civili presenti nell’area.

L’episodio è stato indicato dagli esperti come il primo caso documentato di un drone autonomo completamente guidato dall’intelligenza artificiale. L’aspetto che emerge non riguarda soltanto la capacità di un algoritmo di pilotare un velivolo, ma il trasferimento al software della selezione del bersaglio durante un’azione militare. Nel sistema descritto, l’IA dispone di un insieme di oggetti che deve riconoscere e trattare come obiettivi; una volta arrivato nell’area, il drone utilizza queste informazioni per orientare autonomamente l’attacco. La presenza di un catalogo prestabilito non elimina quindi il ruolo dell’algoritmo nella fase operativa, perché è il software a confrontare ciò che rileva con gli obiettivi che gli sono stati assegnati.

L’intelligenza artificiale cambia l’impiego dei droni in guerra

La guerra in Ucraina mostra un’evoluzione tecnologica sempre più marcata nell’impiego dei droni, e il caso di Zaporizhzhia porta questa trasformazione fino alla possibilità di affidare all’intelligenza artificiale la scelta concreta del bersaglio. I velivoli non vengono più descritti soltanto come strumenti pilotati da remoto, ma come sistemi capaci di riconoscere oggetti e agire sulla base delle informazioni contenute nel software. Nel caso documentato, non c’è un operatore che interviene nell’ultimo momento per indicare il serbatoio da colpire: il riconoscimento avviene a bordo e la decisione operativa viene presa dal sistema mentre il drone si trova già nell’area dell’attacco.

È proprio l’assenza del tradizionale comando umano finale a rendere il 6 luglio 2026 un passaggio rilevante nel modo in cui vengono utilizzate le armi dotate di intelligenza artificiale. Un processore, un codice e un catalogo di oggetti possono trasformare il drone in un mezzo in grado di individuare autonomamente ciò che è stato definito come obiettivo, anche quando l’ambiente circostante comprende edifici e persone. A Zaporizhzhia, il drone diretto verso i serbatoi di propano non ha completato la traiettoria prevista e si è schiantato contro un edificio residenziale, mostrando nello stesso episodio sia la capacità del sistema di riconoscere un bersaglio sia le conseguenze concrete di un’azione condotta senza un pilota nella fase decisiva.

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