Calimera, il dramma annunciato di Elia e le parole del padre
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Redazione Interno
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Poche settimane prima che i loro corpi senza vita venissero rinvenuti, segnando per sempre una famiglia e un intero paese, il padre di Elia Perrone, il bambino di otto anni la cui vita è stata stroncata in modo violento, aveva messo nero su bianco una preoccupazione che, purtroppo, si è rivelata tragica premonizione. In un esposto formale, protocollato presso il Comune di Calimera il 16 dicembre 2024, l'uomo riportava le minacciose dichiarazioni della ex compagna, Najoua Minniti, con la quale aveva discusso, non senza tensioni, della spartizione delle festività natalizie. "Io sottoscritto ho ricevuto una visita della mia ex compagna", si leggeva in quel documento che oggi assume il sinistro valore di un ultimo, disperato tentativo di proteggere il figlio, "dopo una breve conversazione sulla divisione delle feste natalizie la signora ha dichiarato di ritenermi responsabile di qualsiasi cosa capitasse a lei e al bambino". Frasi che, sebbene cariche di un'angoscia palpabile, non bastarono a scongiurare l'irreparabile.
Il ritrovamento e l'ipotesi investigativa
La scena che si è presentata agli investigatori, in questi giorni, delinea i contorni di una tragedia annunciata, i cui sviluppi hanno condotto a un duplice ritrovamento. Il Corpo di Najoua Minniti, di quarant'anni, è stato recuperato nelle acque antistanti Torre dell'Orso, mentre quello del piccolo Elia è stato rinvenuto all'interno dell'abitazione di Calimera che condivideva con la madre. Sul corpo del bambino, come emerso dagli accertamenti, erano presenti evidenti segni di violenza, compatibili con l'uso di un'arma da taglio, che hanno portato a escludere altre dinamiche. La ricostruzione degli inquirenti, che procede senza sostanziali intoppi, ipotizza con crescente convinzione la scia di un omicidio seguito dal suicidio, un gesto estremo che ha posto fine a due esistenze.
La ricostruzione degli ultimi gesti
Secondo quanto è stato possibile finora accertare, la dinamica temporale collocherebbe la morte del piccolo Elia nella notte tra lunedì e martedì scorsi, all'interno della camera da letto dove riposava. La madre, come sembra emergere dalle indagini, avrebbe agito mentre il figlio era immerso nel sonno, per poi allontanarsi dall'abitazione a bordo della propria autovettura e dirigersi verso la costa. Il suo corpo, successivamente, è stato ritrovato in mare, non lontano dalla località balneare di Torre dell'Orso, dove si sarebbe volontariamente gettata, lasciando che le acque ponessero fine alla sua vita. Un epilogo che appare come l'ultimo, drammatico atto di un percorso di sofferenza.
Le parole che preannunciavano l'orrore
Quel che rende questa storia ancor più straziante sono le parole, ora gravide di un significato funesto, che il padre aveva cercato di portare all'attenzione delle istituzioni. "Saluta bene Elia perché lo porto con me", aveva detto la donna all'ex compagno, in un ultimo, burrascoso confronto. E ancora: "Ritieniti responsabile di qualunque cosa capiti a me e a lui". Dichiarazioni che, sebbene ascoltate con apprensione e formalizzate in una denuncia ai Servizi sociali, non sono state sufficienti a impedire che la minaccia si concretizzasse in un fatto di cronaca nera che ha scosso la provincia di Lecce, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile e una serie di interrogativi ai quali, forse, non vi sarà mai risposta.




