A Taranto il Primo Maggio tra musica e rabbia: dodici anni di resistenza

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il concerto dell’Uno Maggio a Taranto, giunto alla dodicesima edizione, si conferma un appuntamento che trascende la semplice esibizione musicale per diventare spazio di impegno civile e memoria collettiva. Con la direzione artistica affidata a Michele Riondino, Diodato e Roy Paci, la manifestazione – nata nel 2013 come risposta alla crisi infinita dell’Ilva – mantiene intatta la sua duplice natura: festa e protesta, atto d’amore e sfogo di rabbia.

Sul palco del Parco delle mura greche si alterneranno nomi come Tommy Cash, con il suo “Espresso macchiato”, e i deejay Fideles e Riva Starr, tra i più influenti della scena internazionale. Ma la musica, per quanto centrale, non è che una parte di un evento che da anni riflette le contraddizioni di una città stretta tra disoccupazione, inquinamento e battaglie sindacali. “Il governo e i sindacati marciano sulle nostre vite”, è il grido che risuona tra gli organizzatori, mentre Taranto continua a vivere la stessa frustrazione che ne ha segnato il recente passato.

In Puglia, il Primo Maggio offre altre occasioni, dai Sud Sound System a Bari ai Modena City Ramblers, ma è quello tarantino a distinguersi per la sua carica politica. A Roma, intanto, il tradizionale concertone di Piazza San Giovanni in Laterano rappresenta l’altra faccia della medaglia: due eventi diversi per stile, ma accomunati dalla volontà di usare la musica come strumento di riflessione.

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