Il rinnovo contrattuale di Intesa Sanpaolo introduce la "settimana cortissima" e nuove tutele
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Redazione Economia
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È stato siglato, poco prima delle festività, l’accordo che definisce il nuovo contratto integrativo di secondo livello per Intesa Sanpaolo, destinato a regolare i rapporti di lavoro dal gennaio 2026 fino alla fine del 2029. La firma, apposta da Fabi e dalle altre sigle sindacali del settore bancario, impegna le parti nei confronti di un bacino di circa settantamila dipendenti, gettando al contempo le basi, come prima componente di un più ampio assetto, in vista della prossima presentazione del Piano d’impresa. Il documento, la cui articolazione si dipana attraverso una serie di provvedimenti mirati, interviene su fronti differenti e sensibili: dalla previdenza complementare ai permessi retribuiti, passando per i buoni pasto e le misure di welfare aziendale, senza trascurare – ed è uno degli aspetti più rilevanti – le politiche per la conciliazione tra gli impegni professionali e la sfera privata.
Il dettaglio delle misure e il focus sulle nuove generazioni
Proprio nell’ambito della conciliazione, l’intesa riserva una particolare attenzione ai lavoratori più giovani, a quelli impegnati nei settori a vocazione tecnologica e alle dinamiche legate alla genitorialità, dimostrando una volontà di adeguare il quadro normativo alle esigenze di una forza lavoro in evoluzione. Tale orientamento, del resto, non può essere scisso da un più ampio disegno strategico del gruppo, che mira a un ricambio generazionale della propria struttura. Non a caso, sullo sfondo del rinnovo contrattuale si staglia l’accordo separato – ma logicamente connesso – che prevede l’anticipo, su base volontaria, di circa quattrocentocinquanta esodi a livello nazionale, con una percentuale significativa in Piemonte, il cui avvio è previsto per il giugno 2026. Questi movimenti, che si collocano temporalmente a ridosso della presentazione del Piano 2026-2029 da parte dell'amministratore delegato Carlo Messina, puntano a delineare un profilo aziendale più dinamico e giovane.
L'innovazione della settimana lavorativa di quattro giorni
Tra le novità più rilevanti inserite nel pacchetto contrattuale spicca, senza dubbio, l’introduzione in via sperimentale del modello di "settimana cortissima". La misura, concepita specificamente per i dipendenti con figli di età non superiore ai tre anni, consente di concentrare l’orario di lavoro settimanale – fissato in trenta ore – nell’arco di quattro giorni, garantendo però la piena corrispondenza della retribuzione originaria. Si tratta di un tentativo concreto, e per certi versi pionieristico nel panorama bancario italiano, di rispondere alle pressanti richieste di flessibilità che arrivano dalle famiglie, alleggerendo il carico di impegni durante la fase più delicata della crescita dei figli. Un provvedimento che, pur nella sua delimitazione sperimentale, segna un punto di svolta nelle politiche del personale del gruppo.
Le valutazioni sindacali sul valore sociale dell'accordo
La Fisac Cgil, assieme alle altre organizzazioni firmatarie, ha espresso un giudizio fortemente positivo sulla sottoscrizione di questa prima tranche dell’integrativo, che include, oltre all’accordo quadro generale, i patti sulla previdenza complementare, sulla conciliazione e sulla già citata genitorialità. Il segretario responsabile per Intesa Sanpaolo, Roberto Gabellotti, ha sottolineato come questi accordi abbiano un "importantissimo valore politico e sociale", avendo come denominatore comune l’obiettivo di sostenere le fasce di lavoratori maggiormente esposte a condizioni di insicurezza, sia economica che sociale. Secondo la visione del sindacato, le misure adottate si allineano ai principi valoriali di tutela della persona, di eguaglianza e di solidarietà, rappresentando uno strumento concreto per affermare la dignità salariale e sociale all’interno del mondo del lavoro.




