Scontri a Bologna, il Sap denuncia: “Poliziotti aggrediti, il silenzio di Lepore pesa come un macigno”

Scontri a Bologna, il Sap denuncia: “Poliziotti aggrediti, il silenzio di Lepore pesa come un macigno”
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La violenza esplosa nelle strade di Bologna, al termine della manifestazione convocata per ricordare la morte di Abderrahim Fakir, ha lasciato sul campo una scia di sangue e divise strappate che non può essere liquidata come un semplice contraccolpo emotivo. Dodici operatori del II Reparto Mobile di Padova, impegnati in un servizio di ordine pubblico che avrebbe dovuto garantire la pacifica espressione del dolore, sono rimasti feriti nel corso di scontri che, secondo le testimonianze raccolte dagli stessi agenti, hanno assunto i contorni di una vera e propria guerriglia urbana.

A parlare, con la franchezza di chi ha vissuto l’inferno sul campo, è Loris Frison, Segretario Provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia di Padova, il quale non usa mezzi termini nel definire quanto accaduto: aggredire chi indossa una divisa non è manifestare, è un atto di violenza inaudita che merita una condanna ferma e senza appello.

Il conto dei feriti e la stanchezza di una categoria sotto tiro

Il numero complessivo degli agenti rimasti contusi, ammontante a ben 64 unità tra le varie forze dell’ordine impegnate nel dispositivo, restituisce l’idea di un clima da campo di battaglia piuttosto che da corteo funebre. Tra questi, spicca la vicenda di Luca Calabrese, dirigente del Sap e agente in servizio al Reparto Mobile di Bologna da oltre ventidue anni, il quale ha raccontato la sua esperienza con l’amarezza di chi si sente tradito non solo dalla violenza dei manifestanti, ma anche dal silenzio assordante delle istituzioni locali.

Calabrese, parlando ai cronisti, ha sottolineato come la rabbia iniziale, quella comprensibile e quasi fisiologica di fronte a una tragedia familiare, sia stata strumentalizzata e trasformata in un pretesto per dare sfogo a una furia devastante, fatta di oggetti scagliati, cariche e un clima di intolleranza che poco ha a che fare con il diritto di protesta.

Il silenzio del sindaco Lepore che fa più male dei sassi

Quello che brucia di più, tra le file degli agenti feriti, è il muro di gomma opposto dal primo cittadino di Bologna, Matteo Lepore, il quale ha scelto di non pronunciare una parola di conforto o di vicinanza nei confronti delle divise che hanno subito le conseguenze più pesanti della guerriglia.

“Non mi aspettavo certo delle scuse, perché non abbiamo nulla da farci perdonare, ma qualche parola di solidarietà umana sarebbe stata il minimo sindacale”, ha dichiarato l’agente Calabrese, riecheggiando un sentimento diffuso tra i colleghi che hanno rischiato l’incolumità fisica per tutelare un ordine pubblico che, a quanto pare, a Palazzo d’Accursio non sembra essere stato percepito come una priorità.

La mancata presa di posizione del sindaco, in un momento così delicato, assume i contorni di un silenzio che pesa come un macigno, soprattutto se si considera che Lepore aveva personalmente convocato la manifestazione per esprimere la vicinanza della città alla famiglia di Fakir, quasi a voler sottrarre la piazza al controllo di frange estremiste.

La ricostruzione dei fatti tra tensione e provocazioni

Secondo quanto ricostruito dagli operatori di polizia presenti sul posto, la degenerazione non è stata immediata, ma è maturata gradualmente, alimentata da gruppi di antagonisti di sinistra, collettivi e centri sociali che hanno visto nella commemorazione un’occasione propizia per regolare i conti con le istituzioni.

La definizione di “guerriglia urbana”, utilizzata senza mezzi termini dallo stesso agente Calabrese, non lascia spazio a interpretazioni ambigue: si è trattato di azioni pianificate, con l’utilizzo di oggetti contundenti e una strategia di accerchiamento che ha messo in seria difficoltà le forze dell’ordine, costringendole a subire passivamente l’aggressività di un gruppo che non intendeva dialogare.

Questa dinamica ha spinto il centrodestra a chiedere le dimissioni del sindaco Lepore, individuato come il principale responsabile dell’escalation, anche se, va detto, gli stessi antagonisti che hanno scatenato il putiferio sono storicamente avversi al primo cittadino, creando un paradosso politico che non sfugge agli osservatori più attenti.

Il peso politico di una ferita aperta per la città

Le dichiarazioni del Segretario Provinciale del SAP di Padova, Loris Frison, rappresentano il campanello d’allarme di una categoria che non ne può più di essere presa a bersaglio ogni qual volta una protesta sfocia in violenza, finendo per pagare il prezzo più alto in termini fisici e morali. “Siamo stanchi di contare poliziotti feriti dopo ogni manifestazione che degenera”, ha tuonato Frison, portando alla luce un disagio che attraversa trasversalmente i corpi di polizia e che chiede risposte concrete, non solo parole al vento.

Nel frattempo, la città di Bologna si interroga su come sia stato possibile che un momento di raccoglimento, voluto per dare un segnale di unità alla famiglia di un uomo morto in circostanze tragiche, si sia trasformato in un ring dove a fare le spese della rissa sono stati proprio coloro che erano chiamati a proteggere il diritto dei cittadini a manifestare pacificamente.

Una ferita che segna il rapporto tra istituzioni e forze dell’ordine

La vicenda, al di là delle strumentalizzazioni politiche, lascia sull’asfalto di Bologna una domanda di fondo che interroga il ruolo stesso del sindaco e la sua capacità di governare la sicurezza urbana in momenti di alta tensione sociale. Il fatto che Lepore non abbia ancora trovato le parole per confortare gli agenti feriti viene letto dagli stessi operatori come un segnale di discontinuità, quasi che il dolore di chi indossa una divisa valga meno del dolore di chi, pure, ha perso un parente in circostanze dolorose.

Una frattura che rischia di allargarsi, se non verrà colmata da un gesto di responsabilità istituzionale che, al momento, tarda ad arrivare, mentre i referti medici e i giorni di convalescenza segnano il conto di una serata che Bologna difficilmente potrà dimenticare.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.