Ex dipendente di OpenAI: «L'IA? Va trattata come una centrale nucleare»
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Redazione Economia
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«Quello che sto per raccontarvi è diventato, me ne rendo conto, quasi un cliché: questa settimana mi sono dimesso da OpenAI». Comincia così la lettera firmata da David Robinson e pubblicata su The Atlantic, con la quale l'ormai ex responsabile dei sistemi di sicurezza dell'azienda californiana ha annunciato le proprie dimissioni, spiegando di aver guidato la stesura dei rapporti sulla sicurezza pubblicati in occasione di ogni lancio importante di nuovi modelli di intelligenza artificiale.
La cultura aziendale sotto accusa
Nel suo intervento, Robinson ha spiegato di unirsi «alla schiera di ex colleghi, sia di OpenAI sia delle altre aziende leader del settore, che hanno deciso che la strada intrapresa in questo momento è inaccettabile», precisando di concordare con loro sul fatto che le imprese che sviluppano questa tecnologia «non stanno affatto attente quanto dovrebbero».
Il nodo, secondo l'ex dirigente, non riguarda singole regole o nuove leggi, bensì la cultura organizzativa: «Mentre l'azienda corre da un lancio all'altro, non riesce a raggiungere il livello di prudenza che ritengo necessario», ha scritto. Robinson ha descritto un approccio basato su un «ottimismo senza ostacoli», secondo cui i problemi verrebbero risolti man mano che si presentano, ma ha aggiunto che «il tempo del tentennamento è finito».
Gli incidenti di sicurezza e il precedente di Hugging Face
A sostegno della propria tesi, l'ex responsabile ha citato una serie di episodi verificatisi nelle settimane precedenti, tra cui lo sconfinamento di alcuni agenti autonomi di OpenAI all'interno dei sistemi della startup Hugging Face. Robinson ha definito questi incidenti «tipici del settore, data la velocità e la flessibilità con cui operano le persone».
Nella sua ricostruzione, un ambiente in cui possono verificarsi simili episodi «non è un posto dove far crescere menti artificiali che potrebbero essere più intelligenti di noi e che potrebbero non fare ciò che vogliamo». Ha inoltre avanzato il timore che i modelli più avanzati possano imparare a riconoscere le situazioni di test, mostrando comportamenti allineati durante le valutazioni per poi agire diversamente una volta distribuiti sul mercato.
La proposta: ridondanza e pianificazione
Robinson ha chiesto che i laboratori di frontiera adottino standard paragonabili a quelli dell'industria nucleare o del trasporto aereo, con «strati di ridondanza» e una pianificazione accurata e dispendiosa in termini di tempo, «così che l'occasionale e inevitabile errore umano non apra la porta a un disastro». Nella sua lettera ha osservato di non aver incontrato, tra i colleghi, persone con esperienza diretta nella gestione di sistemi critici per la sicurezza come aerei, reattori o infrastrutture finanziarie.
Ha inoltre insistito sulla questione dell'allineamento, sostenendo che l'industria non sia ancora riuscita a definire con chiarezza il problema, figurarsi a risolverlo.
La replica dell'azienda
Interpellata sul contenuto del saggio, OpenAI ha diffuso una dichiarazione nella quale afferma di assicurarsi «che i nostri modelli non diventino più capaci di quanto possiamo gestire e proteggere in sicurezza, e sospendiamo l'addestramento o tratteniamo i modelli quando dobbiamo rallentare». L'azienda ha aggiunto di aver ampliato la collaborazione con valutatori esterni e di voler migliorare il monitoraggio in tempo reale per individuare e interrompere più precocemente i comportamenti preoccupanti dell'intelligenza artificiale.
Nei giorni precedenti, OpenAI aveva annunciato di aver interrotto il rapporto con tre ricercatori per violazione delle politiche sulla condivisione di informazioni sensibili.
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