Golden mole, la banda dell’oro voleva il carico dalla fonderia Glencore: 11 arresti in Sardegna
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Redazione Interno
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Undici uomini sono stati arrestati sabato mattina dalla Polizia in Sardegna, nell’ambito dell'operazione denominata Golden mole, condotta sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari. L'indagine, che ha portato in manette un gruppo di presunti rapinatori, aveva un obiettivo preciso e ambizioso: il carico d'oro pregiato che quotidianamente lascia lo stabilimento Portovesme srl di San Gavino Monreale.
La società, controllata dal colosso svizzero Glencore, produce lingotti destinati ad Arezzo, e il loro valore, ben superiore ai sei milioni di euro inizialmente stimati, li rendeva un bersaglio di primissimo piano per una banda che, secondo gli inquirenti, era pronta a tutto pur di impossessarsene.
Il linguaggio in codice e il piano per l'assalto
L'elemento che ha permesso di ricostruire le trame del gruppo è il lessico criptico utilizzato per pianificare i colpi. Gli investigatori hanno intercettato conversazioni nelle quali non venivano mai pronunciate parole come "rapina", "blindato" o "lingotti", ma si faceva riferimento, in modo volutamente ambiguo, a «fare un lavoro» o a «andare a prendere i bambini all'asilo». Un linguaggio convenzionale, costruito per depistare eventuali intercettazioni, che però non ha impedito alla Dda di ricostruire la strategia operativa della banda.
Il piano prevedeva inizialmente l'assalto al furgone portavalori incaricato del trasporto dei 30 chili di lingotti, ma la progettazione criminale si sarebbe spinta fino a contemplare l'azione diretta contro il caveau della fonderia stessa, dove i preziosi metalli vengono custoditi prima della spedizione.
La logistica e la determinazione della banda
La meticolosità con cui il colpo sarebbe stato preparato emerge dagli elementi raccolti dalla Polizia: i membri del gruppo avrebbero misurato i tempi con il cronometro, studiato le vie di fuga più rapide attraverso il territorio compreso tra la Barbagia e il Campidano, e persino taroccato le targhe dei veicoli con un semplice pennarello nero per eludere i controlli. Questi dettagli logistici, tuttavia, lasciano spazio a un quadro investigativo più inquietante, che dipinge i soggetti coinvolti come individui spinti da una determinazione assoluta.
La ricostruzione delle dinamiche suggerisce che non vi fosse alcuna remora a calpestare vite umane per raggiungere l'obiettivo; una spietatezza che, nelle intenzioni, li avrebbe portati a sfidare le guardie giurate e a essere disposti a morire pur di impadronirsi del tesoro di lingotti custodito a San Gavino.
I ruoli e le reazioni al blitz giudiziario
Il blitz della magistratura non solo ha interrotto il percorso criminale del gruppo, ma ha anche acceso i riflettori sulla pericolosità dell'organizzazione, della quale sono stati delineati i ruoli specifici senza però che, al momento, siano state rese pubbliche le generalità di tutti i soggetti coinvolti oltre ai nominativi degli arrestati. L'operazione ha suscitato immediatamente l'attenzione mediatica e non è mancato il commento pubblico di personalità come lo scrittore Roberto Saviano, il quale ha sottolineato la portata dell'accaduto.
Al centro delle attenzioni resta comunque il tentativo di colpire un anello fondamentale della filiera dell'oro in Italia, mettendo in luce la vulnerabilità di un sistema di trasporto di valori che, in questo caso, è stato studiato nei dettagli da una banda che, pur provenendo da contesti geografici diversi come la Barbagia e il Campidano, ha saputo unire le proprie forze in un progetto criminale di ampio respiro.
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