Wild Horse Nine conquista Venezia tra risate amare e ovazioni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Wild Horse Nine ha conquistato Venezia con applausi, risate lungo la proiezione e un’ovazione in conferenza stampa, imponendosi nel secondo giorno del concorso come uno dei film capaci di attirare subito l’attenzione. Diretto da Martin McDonagh e interpretato da John Malkovich e Sam Rockwell, il film porta sullo schermo due agenti della Cia in viaggio da Santiago del Cile verso l’Isola di Pasqua poco prima del golpe contro Allende. Al centro della storia c’è Chris, agente anziano interpretato da Malkovich, condannato da un tumore e deciso a raggiungere un luogo che non conosce accompagnato dal più giovane Lee. Il viaggio assume così il tono di una ricerca personale, attraversata da satira nera, memoria storica e assurdità esistenziale.

John Malkovich agente della Cia in viaggio verso l’Isola di Pasqua

La partenza dal Cile nasce dalla richiesta di Chris all’amico Lee di accompagnarlo sull’Isola di Pasqua, una meta scelta quando la sua vita sembra ormai vicina alla fine. Il film lascia emergere anche la possibilità che dietro il viaggio esista un ulteriore desiderio del protagonista, senza trasformare questa componente in una spiegazione esplicita. Il contesto storico resta però decisivo: i due agenti lasciano Santiago poco prima del golpe contro Allende, mentre il racconto porta in primo piano anche i crimini dello Stato americano. La vicenda individuale di un uomo che cerca una forma di redenzione si intreccia così con il ruolo della Cia e con una memoria politica raccontata attraverso un registro capace di produrre risate a scena aperta.

La forza di Wild Horse Nine viene associata proprio alla capacità di tenere insieme elementi molto diversi senza rinunciare all’ironia. La storia di un agente morente, il passato della Cia, il viaggio verso un’isola lontana e la presenza costante dell’assurdo convivono in un film descritto come vicino alla perfezione per Martin McDonagh. Per il regista e sceneggiatore londinese si tratta del quinto lungometraggio e della terza partecipazione alla Mostra. Il titolo stesso viene presentato come difficile da spiegare, se non immaginandolo come il possibile nome in codice di una missione, un dettaglio che aggiunge un ulteriore elemento enigmatico a una vicenda costruita tra comicità e ombre della storia.

Le risate al Lido e l’ovazione per John Malkovich

La risposta del pubblico veneziano ha accompagnato l’intera proiezione con applausi e risate, fino all’ovazione arrivata durante la conferenza stampa. A raccogliere una parte centrale dell’attenzione è stato John Malkovich, presentatosi con giacca bianca, camicia chiusa da un fiocco e uno stile da dandy. La sua interpretazione di Chris viene definita impagabile, mentre attorno alla prova dell’attore qualcuno ha già pronunciato la parola Oscar. Malkovich ha però respinto l’idea della competizione, spiegando che dopo una carriera molto lunga gli interessa soprattutto che il film riceva attenzione. Ha inoltre escluso l’ipotesi di un ritiro volontario, lasciando intendere che continuerà a lavorare finché sarà possibile.

Nella stessa giornata di concorso, Wild Horse Nine è stato accostato a Bucking Fastard di Werner Herzog attraverso un elemento comune: l’idea di un’isola come luogo verso cui dirigersi per morire oppure, forse, per trovare una vita migliore. Il confronto mette però in evidenza una diversa accoglienza dei due titoli. Al film di McDonagh viene attribuito un voto 8, mentre quello del veterano Herzog, indicato come 84enne, riceve un 6-- ed è descritto come difficile da capire. La giornata veneziana ha quindi concentrato l’attenzione soprattutto sul viaggio dei due agenti della Cia e sulla capacità di McDonagh di trasformare materiali politici, storici ed esistenziali in una satira nera accolta con entusiasmo al Lido.

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