John Malkovich conquista Venezia con Wild Horse Nine e punta all'Oscar

John Malkovich conquista Venezia con Wild Horse Nine e punta all'Oscar
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   John Malkovich ha conquistato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla Mostra del Cinema di Venezia grazie a Wild Horse Nine, il nuovo film di Martin McDonagh che lo vede protagonista accanto a Sam Rockwell. A 72 anni, dopo due candidature agli Oscar senza vittorie, l'attore americano torna al centro dell'attenzione internazionale con una prova accolta da una lunga ovazione e già considerata tra le possibili protagoniste della stagione dei premi cinematografici del 2027. Lui, però, non sembra interessato a fare bilanci della propria carriera e ribadisce di voler continuare a lavorare, senza pensare alla pensione.

Un agente della CIA tra segreti, violenza e rimorsi

Nel film, ambientato nel 1973 alla vigilia del colpo di Stato in Cile, Malkovich interpreta Chris, un veterano della CIA che porta sulle spalle il peso di una lunga carriera trascorsa al servizio dell'intelligence americana. Al suo fianco c'è Lee, collega e amico interpretato da Rockwell, con il quale condivide un passato segnato da operazioni clandestine, omicidi e segreti difficili da custodire. I due vengono trasferiti da Santiago all'Isola di Pasqua, apparentemente lontani dalle tensioni politiche che attraversano il Paese sudamericano. Il loro rapporto alterna affetto, rivalità e provocazioni, mentre le conversazioni quotidiane lasciano affiorare episodi inquietanti della loro vita professionale.

Chris è un uomo malato, consapevole di avvicinarsi alla morte e intenzionato a confrontarsi con ciò che ha fatto. Nel corso della storia emerge che ha ucciso almeno 68 persone e che conosce particolari compromettenti di alcune operazioni dell'intelligence statunitense. Vorrebbe scrivere le proprie memorie e raccontare ciò che sa, ma i superiori temono soprattutto le sue possibili rivelazioni sull'assassinio di John Fitzgerald Kennedy. A sorvegliarlo c'è proprio il suo compagno di missione, diviso tra gli ordini ricevuti e un'amicizia costruita attraverso anni di esperienze condivise. Il personaggio arriva persino a chiedere al collega di ucciderlo con un colpo alla testa, trasformando il desiderio di morire in un altro confronto tra i due protagonisti.

Uno dei momenti più apprezzati della proiezione veneziana è stato il monologo sul formaggio affidato all'attore americano, una sequenza nella quale l'assurdità del discorso convive con il carattere oscuro del personaggio. La scrittura di McDonagh alterna dialoghi comici e riflessioni sulla responsabilità personale, affrontando il tema della violenza attraverso uomini capaci di discutere con naturalezza delle modalità di un omicidio, senza interrogarsi davvero sulla sua legittimità. Il regista ha spiegato di aver costruito la sceneggiatura intorno a due concetti, colpa e rimorso, sviluppando una commedia nera in cui il passato dei protagonisti condiziona ogni loro scelta.

Il rapporto con Sam Rockwell e le ombre della politica americana

Per preparare i rispettivi ruoli, i due interpreti hanno dedicato molto tempo alle prove, ripetendo le scene anche durante i fine settimana. Le riprese sull'isola del Pacifico sono durate sei settimane, un periodo che Malkovich ha trascorso lontano dalle sue due nipoti. L'attore ha raccontato che il luogo offriva poche distrazioni e permetteva di concentrarsi sul lavoro, anche se la distanza dalla famiglia non gli è piaciuta. I due colleghi si conoscono dal 2000 e avevano già lavorato insieme in Guida galattica per autostoppisti. Rockwell ha descritto il compagno come un professionista estremamente rigoroso, sottolineandone la dedizione e la disponibilità a preparare ogni dettaglio della recitazione.

La dimensione politica occupa uno spazio importante nella pellicola. McDonagh affronta le responsabilità degli Stati Uniti nelle operazioni di destabilizzazione internazionale, richiamando episodi come la Baia dei Porci e gli interventi americani in Guatemala e Congo. Durante la presentazione al festival, il regista ha osservato che le attività della CIA ricevono spesso meno attenzione critica rispetto a quelle dei servizi segreti sovietici. Il racconto comprende anche l'incontro dei protagonisti con due giovani studentesse, interpretate da Mariana Di Girolamo e Ailín Salas, mentre Steve Buscemi veste i panni del loro superiore MJ. Nel cast figurano inoltre Tom Waits e Parker Posey.

Le candidature agli Oscar e una carriera senza pensione

Per Malkovich il riconoscimento veneziano arriva dopo oltre quattro decenni di cinema. La prima candidatura all'Academy Award risale a Le stagioni del cuore, mentre la seconda è arrivata per Nel centro del mirino. Nel corso della carriera ha interpretato personaggi molto diversi, dal seducente visconte di Valmont al tormentato Tom Ripley, lavorando anche in teatro e come regista. Il rapporto con il cinema non gli ha impedito di coltivare altri interessi artistici, tra cui la moda. Alla domanda sul segreto della propria presenza sullo schermo, ha risposto con ironia attribuendola alle dimensioni della sua testa, ridimensionando così le spiegazioni più elaborate del suo carisma.

L'attore ha dichiarato di aver sempre cercato di fare ciò che gli piace e di non avere alcuna intenzione di interrompere la propria attività. Ha anche raccontato di aver riscritto gran parte delle sceneggiature dei film ai quali ha partecipato, mostrando un coinvolgimento creativo che va oltre l'interpretazione. Non considera il lavoro soltanto una successione di ruoli, ma un'attività nella quale continuare a misurarsi con testi, personaggi e collaboratori. Quanto all'eventualità di ricevere finalmente una statuetta dell'Academy, ha preferito ricordare le esperienze professionali e gli incontri che hanno accompagnato la sua lunga carriera.

Il rapporto dell'attore con la storia politica americana ha radici lontane. Nel 1994 adattò e diresse per il teatro Libra, il romanzo di Don DeLillo dedicato a Lee Harvey Oswald. Quel lavoro lo portò ad approfondire le immagini dell'attentato di Dallas e le conclusioni della Commissione Warren, verso le quali ha espresso pubblicamente il proprio scetticismo. In un'intervista al Guardian ha inoltre raccontato di non aver più votato dopo le elezioni presidenziali del 1972, quando George McGovern venne sconfitto da Richard Nixon. All'epoca aveva 19 anni e comunicò al padre la decisione di allontanarsi dalla partecipazione elettorale.

Interrogato su come immaginerebbe la propria morte, Malkovich ha risposto che probabilmente sceglierebbe il palcoscenico. Ha ricordato uno spettacolo musicale ispirato alle memorie di Casanova, nel quale simulava un attacco cardiaco davanti al pubblico. La scena prevedeva l'arrivo di una barella e l'intervento degli altri interpreti, che cominciavano a cantare. Alcuni spettatori, ignari che si trattasse di una finzione, si allarmavano realmente. Tra le persone che non aveva avvertito ci furono anche una sua agente e un'amica medico di Düsseldorf, convinte per qualche istante di assistere a un'emergenza autentica. Quanto a Wild Horse Nine, il pubblico italiano potrà vedere il film nelle sale dal 5 novembre 2026, con la distribuzione di The Walt Disney Company Italia.

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