Il turista del lusso a Venezia: cena da 700 euro e la promessa mai mantenuta di pagare “domani”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A Venezia, dove l’alta cucina dialoga con la storia in ogni calle, un episodio di insolvenza fraudolenta ha interrotto la rituale eleganza di una serata al ristorante “Chat Qui Rit”. L’establishment, situato a breve distanza da piazza San Marco, è stato teatro di una vicenda che trascende la semplice dimenticanza per configurarsi, secondo quanto denunciato dal titolare, come l’atto deliberato di uno “scroccone seriale”. Protagonista, un turista spagnolo quarantasettenne il quale, dopo essersi accomodato come un qualsiasi altro avventore desideroso di concedersi un pasto di livello, ha ordinato con una certa disinvoltura, sapendo – come lascerebbero intendere i successivi sviluppi – di non dover onorare il conto. Il suo menù, una selezione che spaziava dalla tartare di crostacei alla quaglia con porcini, è stato accompagnato da una bottiglia di Amarone della Valpolicella tra le più pregiate in lista, una scelta che, in assenza dell’intenzione di pagare, non conosceva apparentemente limiti.

L’ordine sostanzioso e la tecnica della fuga

La serata è proseguita tra antipasti, un primo e un secondo, il tutto annaffiato da quel vino ricercato, mentre il conto finale saliva, inevitabilmente, verso la soglia dei settecento euro. Una somma considerevole, giustificata dalla qualità delle portate e dalla bottiglia scelta, che però non è mai arrivata nelle casse del locale. Giunto il momento di saldare, infatti, l’uomo ha messo in scena una recita improvvisata, dichiarando di non poter pagare e assicurando, con una frase divenuta il cuore della truffa, che sarebbe tornato “domani” per estinguere il debito. Una promessa, come è facile immaginare, rimasta lettera morta e che ha costretto il ristoratore a rivolgersi alle forze dell’ordine, depositando una denuncia per il reato di insolvenza fraudolenta, poiché, come egli stesso ha sottolineato con amarezza, in nessun negozio sarebbe consentito uscire con la merce senza averla pagata.

La dinamica di un reato contro il settore della ristorazione

L’episodio, al di là del danno economico immediato, solleva interrogativi su metodiche che sembrano ripetersi, tanto da far parlare il gestore di un vero e proprio modus operandi seriale. Il cliente, dopo essersi goduto appieno l’esperienza gastronomica offertagli, ha semplicemente negato la controprestazione economica, tentando di eclissarsi dopo aver consumato beni – il cibo e il vino – che, per loro natura, non sono restituibili. Una condotta che lede non solo il singolo esercizio, già gravato dai costi di gestione in una città come Venezia, ma anche il rapporto di fiducia alla base del contratto di somministrazione, il quale presuppone che chi si siede a tavola sia in buona fede e abbia l’effettiva intenzione di corrispondere quanto dovuto alla fine del servizio.

Le implicazioni giudiziarie e il danno per l’intero settore

La denuncia presentata configura una fattispecie precisa, ovvero quella dell’ottenimento di prestazioni mediante inganno, con l’aggravante di aver consumato le portate rendendo impossibile la loro restituzione. Fatti del genere, sebbene possano apparire di minor impatto rispetto ad altri reati, minano concretamente l’economia di imprese che operano nel settore del turismo e dell’ospitalità, settore vitale per molte città d’arte italiane. La vicenda del “Chat Qui Rit” non è, purtroppo, un caso isolato nel panorama nazionale, e rappresenta un campanello d’allarme per gli operatori, i quali si trovano a dover fare i conti, oltre che con le normali sfide imprenditoriali, anche con comportamenti fraudolenti studiati per sfruttare la disponibilità e la credulità altrui. L’inchiesta è ora nelle mani della magistratura, che dovrà accertare le responsabilità individuali e ricostruire l’eventuale reiterazione di simili condotte da parte dello stesso soggetto in altri esercizi.

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