Il Leicester dieci anni dopo il miracolo: retrocesso in terza serie con un centro sportivo da 100 milioni
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Redazione Sport
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A distanza di dieci anni esatti da quella che viene unanimemente considerata la più grande impresa sportiva del secolo, il Leicester City tocca il fondo della piramide calcistica inglese. La favola, quella scritta nella primavera del 2016 sotto la guida di Claudio Ranieri che trasformò una squadra candidata alla retrocessione in un’armata capace di umiliare le corazzate della Premier League, si è infranta contro il muro grigio della matematica. A due giornate dal termine della Championship, il pareggio per 2-2 contro l’Hull City ha sancito una condanna inevitabile per le Foxes: la società, penultima in classifica e staccata di sette punti dal quartultimo posto, si ritrova infatti aritmeticamente proiettata in League One, la terza divisione del calcio inglese.
La discesa dagli annali all’abisso
La parabola di questa società, che solo dodici mesi fa aveva salutato la Premier League per scendere in Championship, ha subito un’accelerazione drammatica nel corso dell’ultima stagione. Se il 2 maggio 2016 i tifosi festeggiavano la conquista del titolo con giocatori del calibro di Kanté, Mahrez e Vardy, oggi il club deve fare i conti con una realtà profondamente diversa. Quella stessa squadra, che solo cinque anni fa sollevava la FA Cup e sognava l’Europa, ha collezionato una sola vittoria nelle ultime diciotto partite di campionato; a complicare ulteriormente una corsa disperata verso la salvezza è stata la penalizzazione di sei punti inflitta dalla Federazione per violazioni delle regole sul fair play finanziario, un verdetto che ha di fatto spento ogni flebile speranza di rimonta.
Un paradosso da 100 milioni di sterline
Ciò che rende la retrocessione del Leicester ancora più paradossale è il contrasto stridente tra i risultati sportivi e le infrastrutture a disposizione. Il club, infatti, può vantare un centro sportivo da oltre cento milioni di sterline: una struttura all’avanguardia che include quattordici terreni da gioco regolamentari, palestre ultra-moderne dotate delle più avanzate tecnologie di recupero, e persino un campo da golf privato. Lo stesso impianto, che dovrebbe rappresentare la base solida per competere ad alti livelli, diventa ora un simbolo dell’incoerenza di una gestione che ha speso cifre faraoniche per le strutture, senza riuscire a mantenere un minimo di competitività sul campo. Le Foxes, che hanno visto l’impero costruito dalla famiglia Srivaddhanaprabha sgretolarsi dopo la tragica scomparsa del presidente Vichai nel 2018, si trovano ora a dover gestire un’eredità pesante e costosa in un contesto, quello della terza serie, dove simili lussi appaiono fuori luogo.
L’addio al calcio che conta
Mentre il club si prepara ad affrontare un futuro fatto di trasferte in stadi minori e budget drasticamente ridotti, il mondo del calcio osserva incredulo la caduta di una delle realtà più romantiche e insieme più fragili del panorama europeo. Il Leicester diventa così il primo club campione d’Inghilterra a precipitare in terza serie dai tempi del Blackburn Rovers nel 2017, un’etichetta pesante che nessuno avrebbe mai immaginato di cucire addosso alle Foxes dieci anni fa. L’aritmetica, spietata, ha chiuso un cerchio durato un decennio: da simbolo della vittoria degli outsider a esempio lampante di come la gestione post-trionfo possa trasformare un sogno in un incubo.




