Addio ad Ace Frehley, lo Spaceman che fondò i Kiss
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La musica rock perde una delle sue figure più iconiche e riconoscibili, un chitarrista il cui stile, inconfondibile e grezzo, ha contribuito a definire il suono di un'epoca. Paul Daniel “Ace” Frehley, membro fondatore e primo chitarrista dei Kiss, si è spento all'età di 74 anni, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di milioni di appassionati. L'annuncio della scomparsa, dato dalla famiglia e poi confermato dai compagni di avventura della band, ha dipinto il ritratto di un artista descritto come «un soldato del rock essenziale e insostituibile», parole che racchiudono il peso di una carriera straordinaria. Fino agli ultimi suoi giorni, nonostante l'età, non aveva abbandonato la sua chitarra, continuando a portare la sua musica dal vivo con un'energia che sembrava inesauribile, dimostrando una dedizione assoluta per quel palco che lo aveva reso una leggenda.
Le circostanze della scomparsa
La morte del musicista, conosciuto in tutto il mondo con il soprannome di "Spaceman" per il suo personaggio extraterrestre sul palco, è avvenuta in seguito a una emorragia cerebrale. L'evento traumatico che ha innescato la tragedia è stata una caduta occorsa in studio di registrazione, un incidente che lo ha costretto al ricovero in un ospedale del New Jersey. Le sue condizioni, da quanto si è appreso, sono precipitate rapidamente, rendendo necessario il ricorso al supporto vitale. La famiglia, come spesso accade in simili frangenti, si è trovata di fronte a una decisione straziante, quella di interrompere le macchine, un atto di dolore e amore che ha posto fine alle sofferenze del loro congiunto. «Siamo completamente devastati», hanno dichiarato i familiari, i quali hanno tuttavia trovato un barlume di consolazione nell'essere riusciti a circondarlo «con amore e preghiere» negli ultimi, fugaci momenti.
Un legame con l'eccellenza artigiana italiana
Oltre al lascito musicale, la figura di Frehley porta con sé un curioso e prezioso legame con l'Italia, che testimonia il suo occhio raffinato per gli strumenti unici. Nella sua collezione privata, infatti, figurava una chitarra realizzata da Antonio Pioli, artigiano e liutaio meglio noto con il nome d'arte di Wandrè. Pioli, la cui bottega era situata a Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, e che è scomparso nel 2004, era celebre per i suoi modelli futuristici e avveniristici, pezzi unici ricercatissimi dai collezionisti di tutto il mondo. Il fatto che uno di questi gioielli fosse posseduto e apprezzato dallo Spaceman dei Kiss aggiunge un ulteriore strato di fascino alla sua figura, unendo la storia del rock americano a un'esclusiva eccellenza della liuteria italiana, che ora, simbolicamente, «suona in cielo».
Gli ultimi progetti e il lascito artistico
Prima che la morte lo cogliesse, Frehley era ancora immerso nel suo elemento naturale: la creazione musicale. Stava lavorando a "Origins, Volume 4", un progetto che si inseriva in una serie di album di cover dedicati ai brani e agli artisti che ne avevano segnato il percorso artistico. Un post, pubblicato e poi prontamente rimosso da un profilo Instagram a lui correlato, aveva accennato a una «piccola caduta» che aveva imposto la cancellazione di un concerto, ma rassicurava tutti sul fatto che le sue condizioni fossero buone e che contasse di tornare presto a lavorare al disco. Il primo volume di "Origins", pubblicato nel 2016, offriva uno sguardo privilegiato sulle sue radici, spaziando da classici di Jimi Hendrix e Rolling Stones a quelli di Thin Lizzy e Steppenwolf, senza dimenticare, in un tocco di orgoglio, la rilettura di alcuni brani degli stessi Kiss, la band che lo aveva reso immortale.




