Ferretti Group, il presente tra yacht extralusso e scommesse sul futuro. Galassi: “Clienti non temono le crisi”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Spezia regala una di quelle giornate di sole incredibili, quelle in cui, ammette con un sorriso Alberto Galassi, «ti viene voglia di avere la barca, non di venderla». Il ceo di Ferretti Group, alla guida del colosso dal 2014, ha appena salutato il varo del nuovo Riva 102 Corsaro Super, un superyacht di oltre trenta metri destinato al pilota di Formula 1 Charles Leclerc. Dentro, marmi pregiati nei bagni e due motori che sprigionano 2.638 cavalli ciascuno: non una barca, insomma, ma un manifesto di potenza silenziosa e artigianalità spinta all’eccesso. E proprio mentre il cantiere si prepara a consegnare simili gioielli, Galassi scherza – ma fino a un certo punto – sugli umori del presidente americano. «Ogni marzo-aprile l’amministrazione Trump prova a farmi un regalo: l’anno scorso le tariffe, quest’anno il Golfo». Il riferimento è alle tensioni geopolitiche che pure, ammette il manager, non hanno però fermato la voglia di mare dei grandi patrimoni globali. «Nonostante il contesto difficile, i clienti vengono, ritirano le barche e le mettono in acqua».

Il museo dentro la fabbrica: Norberto Ferretti compie 80 anni

A poca distanza dalle dinamiche del mercato, in via Enzo Ferrari a Misano Adriatico – una coincidenza che sa di destino –, c’è un luogo che il mare non lo solca affatto. È il Museum NF Refitting, inaugurato nel 2021, dove NF sta per Norberto Ferretti. Il fondatore, che proprio il 10 maggio 2026 spegne ottanta candeline, ha voluto raccogliere in ottocento metri quadrati di area industriale la memoria di una vita intera: non una semplice esposizione, ma uno scrigno di episodi, incontri, barche mitiche e clienti vip. È la sua stessa esistenza, diventata museo. L’energia che lo ha portato a fondare, insieme al fratello Alessandro (scomparso nel 1995), uno dei nomi più rispettati dello yachting mondiale, non si è spenta. Anzi, da quelle mura trasuda ancora la creatività di chi ammette, senza alcun rimpianto, di aver vissuto esattamente come voleva.

Il socio ceco e la Borsa: Komárek punta sul lusso italiano

Ferretti Group, però, non è solo memoria. È anche un presente fatto di equilibri azionari e nuove rotte. A confermarlo è la presenza, sempre più ingombrante, di Karel Komárek, il magnate cinquantasettenne della Repubblica Ceca. Il fondatore di Kkcg, gruppo che spazia dall’energia all’intrattenimento, dalle infrastrutture alla tecnologia fino all’immobiliare, ha messo piede nel cantiere di lusso in occasione della quotazione in Borsa del 2023. Da allora, Komárek ha continuato a rafforzare la sua partecipazione, descrivendola come l’inizio «di un impegno duraturo». Una mossa che, guardata da fuori, parla chiaro: il made in Italy degli yacht, nonostante i dazi e i golfi che dir si voglia, resta un bene rifugio per chi può permettersi di investire in attimi di galleggiamento assoluto.

Acquisizioni e difesa: la doppia velocità del gruppo

Galassi, dal canto suo, non svela mai le carte prima del tempo. Ma ammette che Ferretti può correre su due binari paralleli: da un lato le acquisizioni, dall’altro la difesa del patrimonio tecnico e culturale accumulato in decenni. Ogni lancio di un modello come il Corsaro Super è anche un messaggio alla concorrenza. E ogni nuovo socio, come Komárek, una scommessa sul fatto che la voglia di lusso – quello vero, fatto di marmo e cavalli marini – non conosca recessioni. La vita, per chi comanda questi cantieri, diventa un continuo equilibrio tra il vento che spinge al largo e l’ancora che tiene ferma la tradizione. Per ora, da La Spezia a Misano, il vento sembra soffiare a favore di prua.

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