Ferretti group, i cinesi di Weichai prendono il controllo: Galassi fuori, Komarek a un seggio
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Redazione Economia
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Il verdetto dell’assemblea, tenutasi online e a porte chiuse, non lascia spazio a interpretazioni ambigue: la lista del gruppo statale cinese Weichai – che già attraverso Ferretti International Holding controlla il 39,531 per cento del capitale sociale dei cantieri nautici – ha strappato la maggioranza dei voti, attestandosi poco sopra il 52 per cento. Dall’altra parte, il magnate ceco Karel Komarek, alla guida di Kkcg Maritime, ha dovuto accontentarsi di un risultato inferiore al 48 per cento, nonostante il tentativo di scalata in borsa che lo aveva portato a sfiorare il 30 per cento del pacchetto azionario. Una sconfitta netta, insomma, che ridisegna gli equilibri interni del colosso forlivese della nautica di lusso, noto per marchi come Riva, Pershing e Wally.
Il nuovo board e i primi addii eccellenti
Alla luce della vittoria schiacciante di Weichai, alla cordata ceca verrà riservato un solo posto nel consiglio di amministrazione: una casella che dovrebbe essere occupata proprio da Komarek, il quale si prepara a entrare nel Cda con un ruolo marginale, perlomeno sulla carta. La presidenza, stando alle indicazioni già veicolate dal socio cinese, spetterebbe a Tan Ning, mentre la poltrona di amministratore delegato potrebbe finire nelle mani di Stassi Anastassov. Nel frattempo, prima ancora che la svolta venisse formalizzata, l’avvocato Alberto Galassi – l’ad uscente – non è stato riconfermato alla guida della holding; e Piero Ferrari ha rassegnato le proprie dimissioni da vicepresidente e da membro del consiglio. Li hanno già preceduti, nelle scorse settimane, altre figure di peso come Ferrari (l’omonimia è casuale ma crea qualche fraintendimento) e Domenicali, entrambi già usciti dall’azienda.
La protesta di Kkcg e il nodo dei piani industriali
Il fondo Kkcg, sconfitto, ha già fatto sentire la propria voce: la lista ceca protesta per l’esito della votazione, ma al momento non risultano impugnazioni formali né richieste di intervento da parte delle autorità di vigilanza. Quel che appare certo è che il gruppo di Pechino – Weichai risponde infatti direttamente al governo cinese – intende imprimere una svolta radicale alla gestione del produttore di yacht di lusso. Nessun dettaglio operativo è stato reso pubblico, ma la sostituzione dell’intero vertice esecutivo lascia intravedere una riorganizzazione profonda. Galassi, che per anni aveva rappresentato il volto italiano del gruppo, esce di scena insieme a una parte del vecchio establishment.
Una continuità che cambia pelle
«Vincono i cinesi, vince la continuità»: questo il commento a caldo dagli ambienti vicini alla società. Un paradosso solo apparente, perché Weichai era già il primo azionista e il cambio di maggioranza nell’assemblea non introduce un socio nuovo, bensì ne rafforza il controllo. Quello che muta è la sostanza del potere: Tan Ning alla presidenza e Anastassov come possibile amministratore delegato significano una gestione più direttamente allineata con gli interessi di Pechino. E con loro, l’intero comparto della nautica italiana di alta gamma – un settore strategico tra lusso manifatturiero e cantieristica – osserva gli sviluppi giudiziari e societari di questa scalata silenziosa, consumatasi tra voti online e porte chiuse, senza clamori ma con effetti destinati a durare.




