Le false citazioni di Falcone e Borsellino sulla separazione delle carriere: come si sono diffuse

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una citazione, attribuita a Giovanni Falcone e indicata come tratta da una presunta intervista a Repubblica del 25 gennaio 1992, circola ormai da mesi, presentata da alcuni come una prova incontrovertibile della sua contrarietà alla separazione delle carriere. Questa affermazione, che non trova alcun riscontro negli archivi del quotidiano menzionato, ha cominciato a diffondersi in maniera capillare, soprattutto attraverso i social network, dove è stata veicolata tramite immagini grafiche e post virali; una propagazione, la sua, che non si è limitata alle sole piattaforme digitali, avendo trovato spazio, in certi casi, anche sulle pagine di alcune testate giornalistiche. La dinamica, per quanto concerne un'altra frase similmente inventata e accreditata a Paolo Borsellino, ricalca da vicino lo stesso schema, fondandosi su un'intervista inesistente e costruendo un argomento su basi del tutto fittizie.

Le reazioni istituzionali alla manipolazione

A margine di un congresso dell'AIGA in corso a Bergamo, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro è intervenuto pubblicamente sulla questione, esprimendo, com'è noto, tutto il suo rammarico per quella che ha definito senza mezzi termini “un’operazione indegna”. Delmastro ha sottolineato con forza la gravità di “arruolare post mortem un eroe della nostra Repubblica come Paolo Borsellino per una frase che non ha mai detto, in una trasmissione in cui non è mai stato”, aggiungendo che questo episodio, di per sé, “la dice lunga sul livello di chi vuole contrastare questa riforma”. Le sue parole, che hanno avuto una certa eco nel dibattito pubblico, hanno portato l'attenzione su un metodo di contraffazione della memoria storica finalizzato a influenzare l'opinione pubblica in un momento di acceso confronto politico-istituzionale.

La richiesta di scuse e le figure in campo

La vicenda ha prodotto, com'era prevedibile, delle conseguenze dirette sul piano delle relazioni tra i protagonisti del dibattito. Si è giunti, infatti, a un punto in cui è stata avanzata una richiesta formale di scuse, considerata da molti un segno di civiltà e correttezza in simili circostanze. Prendendo atto della rapida diffusione delle bufale sulle finte interviste, si è registrato, in particolar modo, l'intervento del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, il quale ha duramente criticato un altro magistrato per avere, a suo dire, spacciato come vera un'intervista-bufala di Falcone, definendo l'accaduto una “figuraccia planetaria”. Questo scambio, aspro e diretto, ha ulteriormente polarizzato le posizioni, mostrando quanto il tema sia in grado di surriscaldare gli animi e portare anche figure di rilievo a commettere errori di valutazione, cadendo, per usare un'espressione colloquiale, sulla classica buccia di banana.

Il meccanismo della disinformazione nel dibattito politico

Può succedere, e di fatto succede, che un dibattito politico già di per sé caldo si arroventi ulteriormente, specialmente quando a stagliarsi sullo sfondo è un tema altrettanto complesso e carico di implicazioni come quello della separazione delle carriere. Quando questo accade, le ragioni possono essere le più disparate, e tra queste si annovera purtroppo anche la creazione e la diffusione di contenuti falsi, i quali, sebbene privi di qualsiasi fondamento, riescono a ottenere una visibilità e una presa tali da costringere gli attori in campo a un continuo lavoro di verifica e di rettifica. Il fenomeno delle citazioni inventate, in questo specifico contesto, rappresenta un caso emblematico di come la manipolazione delle fonti e la distorsione del passato vengano utilizzate come strumenti per sostenere una tesi nel presente, sfruttando l'autorità morale di figure che, per la loro storia, non possono essere coinvolte direttamente nella discussione.

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