Spalletti, un esordio con smorfie e baci che rilancia la Juve
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Redazione Sport
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L’era bianconera di Luciano Spalletti comincia in un niente, con due minuti di gioco e due gol che hanno subito scolpito il suo nome in un inizio di stagione che si annuncia ricco di promesse. «Siamo la Juventus e dobbiamo volere il massimo, dobbiamo sempre pensare cose bellissime», ha dichiarato il tecnico toscano, le cui parole risuonano come un manifesto programmatico dopo la netta vittoria contro la Cremonese. Una Juve, la sua, che si è mostrata così azzurra nella tenuta di gioco e nella voglia di proporsi, da richiamare alla memoria, per intensità e slancio, alcune delle sue migliori espressioni napoletane. Un parallelismo che non sfugge, del resto, a chi ha osservato l’atteggiamento della squadra, il cui gioco, per un’ora, è apparso fluido e convincente, con la palla che girava con uno scopo preciso e un collettivo che sembrava aver ritrovato una direzione comune.
Il carattere e i gesti di un leader
Sul bordo del campo, Spalletti ha offerto fin dal primo fischio il suo repertorio di espressioni e smorfie, passando da una statuaria immobilità, le mani ben piantate nelle tasche del giubbotto nonostante i suoi stessero già segnando, a esplosioni di gioia contenuta. Quel campionario di gesti, che lo ha sempre accompagnato nella sua lunga carriera, è la prova più evidente di un coinvolgimento totale, di una regia che non ammette distrazioni e che, anzi, si fa carico di ogni singolo passaggio della partita. Un approccio che sembra aver contagiato l’intero gruppo, il quale ha mostrato un’aggressività e uno spirito di sacrificio che nelle ultime, tribolate, uscite apparivano stemperati, se non del tutto assenti. La sua attenzione, del resto, si è spinta anche oltre il rettangolo di gioco, come quando, prima della gara, non ha esitato a dedicare un pensiero gentile ai più piccoli, fermandosi per firmare autografi e ricambiare con un gesto affettuoso la loro calorosa accoglienza.
La rinascita di alcuni giocatori
Oltre ai tre punti, che riportano stabilmente la squadra in una posizione di rilievo per l’accesso alle coppe europee, i tifosi possono trarre ottimismo dal netto miglioramento di alcuni elementi che, per motivi diversi, avevano attraversato un periodo di difficoltà. La nuova gestione tecnica sembra aver fornito una spinta rigenerante a diversi giocatori, i quali, nelle intenzioni di Spalletti, potrebbero rivelarsi armi preziose per il prosieguo della stagione. Si è visto qualcuno di loro, infatti, interpretare con rinnovata fiducia il proprio ruolo, contribuendo in maniera significativa alla manovra offensiva e alla fase di pressing, in un contesto tattico che richiede massima applicazione e dove ognuno è chiamato a dare il proprio apporto senza riserve. Questo risveglio collettivo, che coinvolge sia elementi di esperienza che giovani in cerca di conferme, rappresenta forse l’aspetto più incoraggiante di una serata già di per sé positiva.
La soddisfazione senza trionfalismi
Nonostante la soddisfazione per l’esordio vincente, il tecnico ha mantenuto i piedi ben piantati a terra, evitando qualsiasi forma di trionfalismo e sottolineando, piuttosto, la necessità di un miglioramento continuo. «Sono molto soddisfatto, abbiamo giocato una buona partita», ha affermato ai microfoni delle emittenti al termine dell’incontro, «per un’ora abbiamo giocato un buon calcio, la palla girava bene, eravamo convinti di tentare di vincerla. Poi chiaro che se non fai gol, qualsiasi palla nello spazio può diventare un’insidia». Una dichiarazione che delinea i contorni di un realismo pragmatico, lontano da facili entusiasmi, ma che non nasconde la soddisfazione per un lavoro che, seppur ai suoi albori, sta già dando i primi, tangibili, frutti. La strada, come lui stesso lascia intendere, è ancora lunga e il percorso di crescita dovrà essere rapido e costante, ma il primo, fondamentale, passo è stato compiuto con la giusta determinazione.




