Strage a Kenscoff, l'assalto della gang Viv Ansanm: 47 vittime e decine di ostaggi ad Haiti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La quiete delle colline che sovrastano Port-au-Prince è stata squarciata da una notte di violenza inaudita, un assalto che ha trasformato Kenscoff, comunità un tempo dedita all'agricoltura, in un teatro di guerra. Tra domenica 23 e lunedì 24 agosto, uomini armati riconducibili alla coalizione criminale Viv Ansanm hanno seminato terrore, facendo irruzione nelle case e appiccando il fuoco alle abitazioni mentre i residenti, colti di sorpresa, tentavano invano di mettersi in salvo.

Il bilancio provvisorio, destinato probabilmente ad aggravarsi, parla di almeno 47 persone uccise, un numero che include cinque bambini, e di oltre 50 persone prese in ostaggio, un vero e proprio rapimento di massa che getta nello sconforto una nazione già martoriata da anni di crisi politica e istituzionale.

L'attacco notturno e il bilancio delle vittime

L'incursione, come raccontato dalle autorità locali, è iniziata nella tarda serata di domenica, quando il silenzio della zona agricola è stato rotto dal rombo dei colpi di arma da fuoco e dalle grida della popolazione. Il sindaco di Kenscoff, Jean Massillon, ha confermato la dinamica dell'assalto, attribuendo senza esitazione la responsabilità dell'azione criminale ai membri di Viv Ansanm, un'organizzazione già designata come gruppo terroristico straniero dagli Stati Uniti lo scorso anno.

Oltre ai morti e ai rapimenti, i soccorritori hanno contato almeno 22 feriti, molti dei quali in condizioni critiche, mentre decine di case sono state date alle fiamme, costringendo i sopravvissuti a cercare rifugio altrove e lasciando dietro di sé un paesaggio di devastazione e desolazione.

La crisi di Haiti e il controllo delle gang

Questo massacro si inserisce in un contesto di collasso della sicurezza pubblica ad Haiti, dove le bande armate hanno esteso il loro controllo su vaste porzioni del territorio nazionale, sfidando apertamente la debole autorità dello Stato e alimentando una crisi umanitaria di proporzioni epocali.

L'attacco a Kenscoff, località che fino a poco tempo fa era considerata una zona relativamente sicura rispetto al caos della capitale, dimostra come nessun angolo del Paese sia ormai al riparo dalla violenza predatoria di questi gruppi, che utilizzano il terrore come strumento di controllo e di affermazione del proprio potere.

La strategia delle gang, come evidenziato da questo ennesimo episodio di ferocia, non si limita più a scontri per il controllo di quartieri o rotte del traffico illecito, ma si manifesta in veri e propri attacchi su larga scala contro la popolazione civile, come rappresaglia o per imporre la propria egemonia su nuove aree.

La risposta delle autorità e lo stato di emergenza

La comunità internazionale, e in particolare gli Stati Uniti, hanno già espresso ferma condanna per l'accaduto, mentre le autorità di Port-au-Prince si trovano ancora una volta di fronte all'evidenza della loro impotenza nel proteggere i cittadini, in un clima di crescente instabilità che ha visto il susseguirsi di governi deboli e l'assenza di una forza di polizia in grado di contrastare efficacemente la potenza di fuoco delle coalizioni criminali.

La strage di Kenscoff, con il suo tragico numero di vittime tra cui spiccano i bambini, rappresenta un ulteriore, doloroso capitolo della lunga agonia di Haiti, un Paese che non riesce a trovare la via d'uscita da un labirinto di violenza, povertà e disperazione, mentre i corpi delle vittime ancora giacciono coperti per le strade e le famiglie piangono i loro cari senza avere giustizia.

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