Re Carlo atterra a Washington, il tè con Trump e l’incidente della “mano ferma”
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Redazione Esteri
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Secondo il cerimoniale più rigido, quello che regola le relazioni tra Stati Uniti e Regno Unito, l’accoglienza al portico sud della Casa Bianca avrebbe dovuto essere una coreografia di perfetta compostezza. E invece, i fotografi presenti hanno documentato una sottile, quanto significativa, schermaglia muscolare: Donald Trump, da più di un anno nuovamente alla guida del Paese, ha stretto la mano a re Carlo con quella presa decisa che lo contraddistingue, quasi volesse testare la resistenza fisica del sovrano. Carlo, dal canto suo, non ha ceduto di un millimetro, rispondendo con una fermezza che, sebbene sorridente, sembrava voler stabilire subito i termini di una relazione che, al momento, è tutto fuorché paritaria. La regina Camilla, accanto al marito, è stata invece salutata da Melania Trump con un doppio bacio sulle guance, un gesto di calore che ha leggermente scongelato l’aria carica di aspettative. È sotto il sole di questa bella giornata primaverile, americana, che si apre ufficialmente una visita di quattro giorni la quale, nelle intenzioni di Londra, dovrebbe ricucire uno strappo diplomatico che rischia di diventare una voragine tra Downing Street e la nuova amministrazione.
Lo sfondo di questo viaggio, come spesso accade quando si parla di Trump, è disseminato di insidie retoriche. Nelle ultime settimane, il presidente non ha usato mezzi termini nei confronti del premier britannico Keir Starmer, bollandone la linea sulla guerra in Iran come “terribile” e mettendo in dubbio la solidità dell’alleanza. Eppure, nonostante il clima di tensione e la recente scia di un attentato che ha scosso la capitale, Trump ha garantito che il sovrano britannico sarà “del tutto al sicuro”, definendolo anzi un uomo “coraggioso” per aver deciso di non cancellare l’impegno. Questa caratterizzazione, che mescola il rispetto personale per il monarca con la critica spietata al suo governo, rappresenta la corda tesa su cui Carlo dovrà camminare nei prossimi giorni.
Un tè nella Green Room per ricucire lo strappo
L’accoglienza odierna, limitata a un tè privato nella Green Room invece che alle sfarzose parate in alta uniforme che molti si sarebbero aspettati, la dice lunga sulla natura ibrida di questa missione. Si è lontani anni luce dagli stereotipi delle visite reali che abbiamo conosciuto in passato, tanto più ora che l’ombra della sparatoria di Washington ha reso il clima plumbeo. L’intento dichiarato, anche se mai pronunciato apertamente dai portavoce, è quello di dribblare le insidie di un rapporto diplomatico logoro, usando l’appeal simbolico della Corona come parafulmine. Del resto, mentre i politici litigano sull’invio di armi o sulle tariffe commerciali, il re e la regina portano con sé il peso della storia, quell’inedita “relazione speciale” che precede di secoli la nascita stessa degli Stati Uniti. La visita all’alveare presidenziale, prevista nei prossimi giorni, sarà uno di quei momenti defilati in cui il protocollo lascia spazio alla semplice, e forse più efficace, convivialità.
L’incidente della stretta e il linguaggio del potere
Il breve video di pochi secondi che ritrae l’ingresso dei sovrani è diventato immediatamente virale per un dettaglio che sfugge ai più: la mano di Trump sulla spalla di Carlo, lo stesso gesto possessivo che il presidente usa spesso per “marcare” il territorio con i suoi interlocutori. Tuttavia, è nella stretta immediatamente successiva che si legge la vera dinamica del potere: Trump ha agganciato il re tentando di sbilanciarlo in avanti, ma la risposta muscolare del sovrano, abituato a decenni di strette cerimoniali infinite, è stata una resistenza passiva ma ferma. Non sembra voler cedere niente, Carlo, nemmeno questa piccola battaglia di posizione. E Melania, accanto, ha seguito la scena con un sorriso impassibile, concedendo poi quel doppio bacio che forse, nell’economia del cerimoniale bianco, valeva come un vero e proprio lasciapassare emotivo per i giorni a venire.
La missione silenziosa tra frizioni e sicurezza
L’arrivo a Washington è avvenuto in un clima operativo particolare. Il Servizio Segreto, l’agenzia chiamata a proteggere il vertice della Casa Bianca, ha dovuto rivedere i piani di sicurezza dopo lo scontro a fuoco di sabato sera, ma da Buckingham Palace hanno assicurato che non ci sarebbero stati ripensamenti. Carlo, che ha già incontrato Trump in passato, conosce bene l’irruenza del suo interlocutore; per questo, ogni gesto è studiato per non dare adito a fraintendimenti. Non ci sono fanfare che annuncino parate trionfali, né dichiarazioni roboanti al termine del tè: la partita si gioca sottotraccia, nella capacità del re di ascoltare le rimostranze americane sulla guerra senza mai tradire l’operato del suo primo ministro. E mentre i riflettori sono puntati su quella mano fermissima che ha respinto l’assalto di Trump, la regina Camilla osserva, pronta a intervenire con quella grazia pacificatrice che, in queste occasioni, vale più di un trattato internazionale.




