Gelo nel Movimento 5 Stelle dopo le dimissioni di Appendino, mentre a Torino nasce Casa Riformista
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La defezione di Chiara Appendino, la quale ha rassegnato le proprie dimissioni da vicepresidente del Movimento 5 Stelle, ha generato un clima di freddezza all’interno del gruppo torinese, che non ha condiviso la scelta dell’ex sindaca, descritta come un atto d’amore per il Movimento ma percepita da molti come una mossa calcolata. La sua decisione di lasciare l’incarico, motivata dalla volontà di operare con maggiore libertà e una identità più definita, ha creato una crepa non solo a livello nazionale, ma soprattutto in Piemonte, dove la sua figura politica ha radici profonde e un consenso significativo. Mentre lei assicura che il Movimento resterà sempre la sua casa, le reazioni locali tradiscono un malcelato disappunto per una rottura che arriva senza un confronto preliminare con il territorio, lasciando spazio a interpretazioni che vedono nella mossa un tentativo di anticipare le mosse del presidente Giuseppe Conte.
Le reazioni a caldo e il richiamo all'unità
A seguito delle dimissioni, diversi esponenti di spicco del Movimento, sia a livello locale che nazionale, sono intervenuti per spegnere gli incendi e ribadire la compattezza del gruppo. Figure come Sganga e Disabato hanno sottolineato con forza come non esistano fazioni interne, negando l’esistenza di un “frontismo” che opporrebbe sostenitori di Conte a quelli di Appendino. I loro appelli all’unità, se da un lato mirano a placare le acque, dall’altro rivelano la preoccupazione per un episodio che potrebbe minare la stabilità del Movimento in una regione cruciale, dove l’ex sindaca ha governato la città e ha costruito la sua base elettorale, quella stessa che l’ha poi portata in Parlamento.
L'ombra delle fughe di notizie e i metodi del passato
Parallelamente alla vicenda delle dimissioni, si è scatenata all’interno del Movimento una caccia alle fonti delle numerose indiscrezioni che hanno preceduto l’annuncio ufficiale di Appendino, un’operazione che ad alcuni è parsa un ritorno ai metodi di controllo dell’era più rigida e verticistica del Movimento. Quel clima, che caratterizzò gli esordi del M5S quando persino i giornalisti al lavoro potevano essere ripresi durante gli eventi pubblici, sembra essere riemerso, sollevando interrogativi sulle modalità di gestione della comunicazione interna e sul rapporto, non sempre lineare, con la stampa.
Lo scenario politico torinese e la nascita di Casa Riformista
Sullo sfondo di queste tensioni, l’assetto politico di Torino si sta ridefinendo con la nascita di “Casa Riformista”, una nuova sponda di matrice centrista e renziana che si va ad aggiungere al panorama cittadino e regionale. Questa evoluzione, che il sindaco Stefano Lo Russo osserva con attenzione, gli permette di giocare su due tavoli distinti, cercando un’intesa sia con le forze centriste, ora più strutturate, che con Alleanza Verdi Sinistra. La partita di Appendino, quindi, si inserisce in un contesto già in movimento, dove le sue dimissioni non sono solo una questione interna al Movimento ma un tassello che influisce sugli equilibri di potere locali, mentre il primo cittadino tesse la sua tela per costruire maggioranze solide.




