Il ritorno alla vittoria di Marquez è solo un cerotto sul “buco” di Goiania
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Non tutte le ciambelle vengono con il buco, recita il proverbio, e di solito neppure i circuiti dovrebbero averne. Eppure, il ritorno della MotoGP in Brasile, a distanza di decenni, si è dovuto misurare con una voragine apertasi letteralmente nell’asfalto del rettilineo principale di Goiania, un incidente che rischia di mettere in ombra anche il ritorno al successo di Marc Marquez. Nella giornata di sabato, un vero e proprio diluvio – a cui si è aggiunta la rottura di un tubo di scolo – ha messo in ginocchio l’Autódromo Internacional Ayrton Senna, costringendo la direzione gara a posticipare di un’ora e venti la Sprint Race e a stravolgere completamente il programma delle qualifiche delle classi minori. Un intoppo che, seppur gestito in extremis dagli addetti ai lavori, ha sollevato più di un interrogativo sulla reale tenuta di un impianto frettolosamente riportato in auge dopo trent’anni di assenza.
Le “prime” del motociclismo in terra brasiliana non sono mai state particolarmente fortunate, per adottare un eufemismo. Nel lontano 1954 a San Paolo, il primo evento internazionale fu funestato da piogge torrenziali e disastri organizzativi tali da causare l’estromissione della federmoto locale dalle affiliate FIM per trent’anni. Si arrivò poi al 1987, quando proprio Goiania fece il suo debutto nel Motomondiale in un contesto surreale: la città era ancora scossa dal celebre incidente radioattivo del cesio-137, uno dei più gravi disastri nucleari civili della storia, avvenuto solo pochi giorni prima che le moto sfrecciassero in pista. Un fardello storico che rende il contemporaneo ritorno della MotoGP ancor più delicato, e che ora rischia di sprofondare – stavolta in senso letterale – in una buca di trenta centimetri apertasi davanti ai box della KTM.
Un asfalto che non teneva conto della stagione delle piogge
Le polemiche non si sono placate con la semplice riparazione del manto, e nemmeno con la vittoria di Marc Marquez nella Sprint, che ha preceduto Fabio Di Giannantonio e Jorge Martin. A finire sotto accusa è stato il processo di omologazione del tracciato. Il FIM Safety Officer, incaricato di rilasciare il certificato di Grado A appena giovedì scorso, ha giustificato l’accaduto attribuendolo a un “cedimento dell’asfalto dovuto a movimenti del terreno” causato dalle forti piogge. Tuttavia, questa spiegazione si scontra con le direttive vigenti che regolano la sicurezza nei circuiti. L’asfalto, infatti, deve essere progettato in base al “carico” di pioggia previsto, prendendo in esame lo storico delle precipitazioni atmosferiche locali: un dossier dettagliato che il tracciato ospitante è tenuto a presentare proprio per scongiurare simili episodi. Se Goiania si trova nel pieno della stagione delle piogge, è lecito chiedersi come mai il manto non fosse in grado di gestire il flusso d’acqua senza cedere.
Gara lunga e griglie già ridisegnate
Nonostante il caos organizzativo, la pista ha comunque parlato, restituendo un quadro competitivo intrigante in vista della gara lunga in programma per la domenica. La Sprint ha confermato la buona forma di Marc Marquez, capace di rimontare e battere in volata Di Giannantonio dopo una gara combattuta. Ma è soprattutto nel terzo posto di Jorge Martin che si legge una delle note più significative del weekend: il rientro sul podio dello spagnolo dell’Aprilia, a un anno e mezzo di distanza dall’ultima volta, rappresenta un messaggio chiaro per la corsa al Titolo. Diversa, invece, la situazione per Francesco Bagnaia, apparso ancora in difficoltà con l’undicesimo posto in qualifica e l’ottavo posto nella corsa breve; per Marco Bezzecchi, atteso a una reazione dopo un sabato al di sotto delle aspettative nonostante il buon avvio di stagione. La griglia di partenza, dominata da Di Giannantonio in pole, vede quindi un mix di nomi pronti a giocarsi le proprie carte su una distanza di 31 giri, la più lunga dell’intero calendario 2026.
La diretta della domenica, con la MotoGP in programma alle 19:00 italiane, rappresenta dunque l’occasione per voltare pagina rispetto a un sabato che ha rischiato di compromettere l’intero evento. Resta sullo sfondo la questione infrastrutturale: il buco di Goiania è stato un caso limite, ma solleva il tema della sostenibilità di certe trasferte in calendari sempre più globalizzati, dove la spettacolarità rischia di scontrarsi con la fragilità delle strutture locali.




