L'Ue si prepara all'allargamento: più maggioranze, meno veti e paletti sui prodotti agricoli ucraini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'allargamento dell'Unione europea smette di essere una questione che riguarda soltanto la preparazione dei Paesi candidati. Bruxelles mette sotto esame anche se stessa: il modo in cui decide, il peso dei veti nazionali, la tenuta dello Stato di diritto dopo l'adesione e la capacità del bilancio di assorbire nuovi membri senza rallentare il funzionamento dell'Unione.

È il senso del pacchetto sulle revisioni delle politiche pre-allargamento adottato il 6 ottobre a Strasburgo dalla Commissione europea.

Il documento, intitolato "Preparing for a wider Union", stabilisce che l'Unione può accogliere un numero maggiore di Stati membri utilizzando il quadro dei Trattati esistenti e i futuri trattati di adesione, senza bisogno di una revisione costituzionale. La presidente Ursula von der Leyen ha definito l'allargamento un "imperativo geopolitico", aggiungendo che l'Europa deve preparare le proprie istituzioni, politiche e bilancio affinché un'Unione più grande sia anche più forte e resiliente.

Il nodo del voto a maggioranza qualificata

Il cuore politico della proposta riguarda il funzionamento del processo decisionale. La Commissione propone di estendere il ricorso al voto a maggioranza qualificata, al posto dell'unanimità, in settori chiave come le sanzioni, la lotta alle frodi fiscali e le misure fiscali in materia di energia. Per fare ciò intende avvalersi delle cosiddette clausole passerella, previste dai Trattati, che consentono al Consiglio di passare dall'unanimità alla maggioranza qualificata senza una revisione formale dei Trattati stessi.

Nel campo specifico dell'allargamento, l'esecutivo comunitario suggerisce di utilizzare la maggioranza qualificata per l'apertura dei cluster negoziali e per altre decisioni intermedie del percorso di adesione, mentre l'unanimità resterebbe necessaria soltanto per l'avvio formale del processo e per la chiusura finale dei negoziati.

La commissaria all'Allargamento Marta Kos ha spiegato che l'attuale metodologia garantisce a ogni Stato membro un potere di veto su circa 150 passaggi intermedi, una situazione che Bruxelles intende ridurre per rendere il processo più dinamico.

Kos ha riconosciuto che le posizioni tra le capitali sono molto diverse e che il negoziato "non sarà facile", ma ha aggiunto che "vale la pena provarci". La Commissione propone inoltre di esplorare con il Parlamento europeo e il Consiglio un trattamento più efficace delle procedure dell'articolo 7, il meccanismo che tutela i valori dell'Unione e che può portare alla sospensione dei diritti di voto di uno Stato membro in caso di violazioni gravi e persistenti.

Le salvaguardie post-adesione e l'integrazione graduale

Un secondo asse del pacchetto riguarda le garanzie per il periodo successivo all'ingresso. I futuri trattati di adesione dovrebbero includere salvaguardie settoriali rafforzate per economia, mercato interno e affari interni, con un periodo di attivazione significativamente prolungato rispetto al passato.

A queste si aggiunge una nuova clausola di salvaguardia istituzionale, pensata per affrontare violazioni serie dei valori sanciti dall'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea e del principio di leale cooperazione; nei casi più gravi, le misure potrebbero estendersi alla sospensione del diritto di voto in Consiglio.

Per un periodo limitato, un nuovo Stato membro potrebbe inoltre impegnarsi a non bloccare le future decisioni sull'allargamento a causa di dispute bilaterali, una clausola pensata per evitare che contrasti tra vicini paralizzino il cammino di altri candidati. Il pacchetto introduce poi il concetto di integrazione graduale rafforzata: i Paesi candidati potranno partecipare in anticipo a politiche e programmi selezionati dell'Unione in settori strategici come energia, trasporti, digitale e difesa, purché soddisfino le condizioni richieste.

Kos ha respinto l'idea che si tratti di una "sala d'attesa senza fine", precisando che il meccanismo è riservato a chi lavora concretamente per diventare membro a pieno titolo e non sostituisce l'adesione.

Le condizioni specifiche per l'Ucraina

Il dossier ucraino è il più delicato. Data la scala, la struttura e la produttività molto elevata del settore agricolo ucraino, la Commissione propone "accordi mirati" che limitino in modo significativo il sostegno finanziario e l'accesso al mercato per i prodotti agricoli sensibili, anche dopo l'adesione. L'obiettivo dichiarato è duplice: proteggere gli agricoltori europei dalla concorrenza e, allo stesso tempo, aiutare Kiev a riconquistare i mercati di esportazione tradizionali, in particolare in Africa e Medio Oriente, interrotti dalla guerra.

La reazione ucraina non si è fatta attendere. Il ministro dell'Agricoltura Taras Vysotskyi ha dichiarato che Kiev "non può accettare" un modello di adesione che limiti permanentemente le vendite di determinati prodotti alimentari sul mercato comunitario. "Per noi esiste una differenza sostanziale tra un periodo transitorio e una restrizione permanente. L'Ucraina è pronta per il primo, mentre il secondo sarebbe contrario alla stessa logica di un'adesione a pieno titolo", ha affermato Vysotskyi.

Il ministro ha confermato l'apertura a periodi di transizione, quote temporanee e misure di salvaguardia per i prodotti sensibili, purché abbiano una data di scadenza chiara.

Sul piano dei tempi, Kos ha chiarito che la data del primo gennaio 2027 indicata dal presidente Volodymyr Zelensky per l'ingresso nell'Ue "non è possibile", ribadendo che l'adesione resta fondata sul principio del merito e che "non ci sono privilegi né sconti". La commissaria ha tuttavia sottolineato che l'Ucraina sta combattendo una guerra per la sopravvivenza e che aiutarla è "anche nostro dovere".

Per Montenegro e Albania sono previste roadmap indicative nel pacchetto 2026, con Podgorica che ambisce a concludere i negoziati entro fine 2026 e a diventare il ventottesimo Stato membro entro il 2028.

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