Il tentato suicidio di Stefano Addeo: dubbi sul gesto e il rifiuto della lavanda gastrica
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Stefano Addeo, il professore di tedesco del liceo Enrico Medi di Cicciano finito al centro delle polemiche per un post contro la figlia di Giorgia Meloni, ha tentato il suicidio lunedì 2 giugno ingerendo barbiturici e alcol. Portato in codice rosso al pronto soccorso, non ha mai perso conoscenza, rifiutandosi persino di sottoporsi alla lavanda gastrica, un dettaglio che ha alimentato i sospetti sulla reale gravità del gesto.
Già la sera precedente, Addeo aveva denunciato di essere stato bersagliato da insulti e minacce sotto casa, al punto da dover chiudere le finestre. «Sono stato linciato e non ho più retto», ha spiegato all’Adnkronos, ammettendo di essersi trovato in una situazione insostenibile. Le indagini dei carabinieri di Marigliano, intervenuti nel pomeriggio, stanno ricostruendo le dinamiche dell’accaduto, mentre il professore – noto per posizioni estremiste e precedenti polemiche online – resta al centro di un caso che ha riacceso il dibattito sull’odio in rete e i suoi effetti.
Inizialmente, Addeo aveva attribuito il post incriminato all’intelligenza artificiale, salvo poi scusarsi con Meloni. Ma le conseguenze della bufera social, unita alle reazioni violente subite, lo avrebbero spinto al gesto estremo. Se da un lato c’è chi mette in dubbio la sincerità del tentativo di suicidio – visto il rifiuto delle cure immediate – dall’altro emergono le contraddizioni di un uomo che, dopo aver alimentato odio, si è trovato travolto dalla stessa spirale di violenza che aveva contribuito a innescare.




