Minacce alla figlia di Meloni, l’autore del post tenta il suicidio: "Vorrei chiederle scusa di persona"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Stefano Addeo, il professore di tedesco finito nel vortice delle polemiche per un post social in cui augurava alla figlia di Giorgia Meloni “la stessa fine” di Martina Carbonaro – la giovane uccisa dall’ex ad Afragola – ha tentato il suicidio. Ricoverato in codice rosso all’ospedale di Nola, avrebbe ingerito una quantità indeterminata di farmaci misti ad alcol, secondo quanto ricostruito dai sanitari. Le sue condizioni, seppur gravi, non sono considerate irreversibili.

Poche ore prima del gesto, Addeo aveva scritto una lettera alla premier, anticipata dal quotidiano Roma e in pubblicazione integrale domani, in cui chiedeva “se possibile” un incontro per scusarsi “guardandola negli occhi”. “Mai avrei dovuto usare quella frase”, ha ammesso, riconoscendo la gravità delle parole postate e poi cancellate, che lo hanno esposto non solo all’indignazione pubblica ma anche a un’inchiesta giudiziaria. Il riferimento a Martina Carbonaro, il cui femminicidio ha scosso l’opinione pubblica, aveva trasformato il caso in un simbolo della violenza verbale online, alimentando un dibattito già infuocato.

Il post, rimbalzato sui social prima della rimozione, era stato segnalato alla polizia postale, avviando accertamenti per minacce e diffamazione. Addeo, 65enne insegnante in un liceo della provincia napoletana, si era trovato al centro di una tempesta mediatica e politica, con esponenti del governo che ne avevano condannato le parole definendole “inqualificabili”. La vicenda, al di là delle reazioni istituzionali, riporta l’attenzione sui meccanismi della rete, dove l’aggressività spesso supera i confini del dibattito, sfociando in attacchi personali.

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