Adolescence e il trionfo britannico, mentre Noah Wyle vince l’Emmy dopo 26 anni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre a Los Angeles si assegnavano gli Emmy Awards, il riconoscimento più ambito per la televisione, non è passato inosservato il successo planetario di «Adolescence», la serie britannica che, consolidando un trend inaugurato da «Baby Reindeer» di Richard Gadd, ha conquistato un record clamoroso. Nei scorsi mesi, infatti, la produzione si è imposta come la seconda serie più vista di sempre sull'intera piattaforma Netflix, con un accumulo di oltre 540 milioni di ore di visione totali; un traguardo che, oltre a consacrarne il valore, l'ha resa il titolo britannico di maggior successo nella storia del servizio di streaming.

In un'annata che ha visto trionfare «The Studio» di Seth Rogen – il quale, con i suoi 13 premi, ha infranto ogni record per una serie comica – e che ha celebrato l’atteso riconoscimento per Noah Wyle, anche «Adolescence» ha ottenuto il suo spazio. La miniserie, infatti, si è aggiudicata sei statuette, tra le quali spicca quella per il miglior attore non protagonista assegnata al giovane Owen Cooper, che a soli quindici anni ha impressionato l’Academy per la sua interpretazione.

Proprio Noah Wyle, un volto storico della televisione reso celebre dal suo lungo percorso in «ER - Medici in prima linea», ha chiuso un cerchio che durava da 26 anni. L'attore, che aveva ricevuto l'ultima nomination nel lontano 1999, ha finalmente vinto il suo primo Emmy come miglior attore protagonista in una serie drammatica per «The Pitt», un acclamato drama ambientato in un pronto soccorso, battendo anche la concorrenza di Sterling K. Brown.

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