Da Vicenza a Oristano, passando per Bergamo: i nuovi Cavalieri del lavoro rappresentano l’eccellenza del made in Italy

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È stata ufficializzata ieri, con la firma dei decreti al Quirinale, la lista dei 25 nuovi Caviglieri del lavoro, un’onorificenza che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di concerto con il collega dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Tra i nomi spiccano quelli di Roberto Coin, fondatore dell’omonima maison di alta gioielleria vicentina, e di Giangiacomo Ibba, imprenditore oristanese della grande distribuzione, unico rappresentante della Sardegna in questa edizione.

La rosa degli eletti, che spazia dal settore orafo a quello della ristorazione stellata, passando per la meccanica di precisione, racconta un Paese dove l’artigianato di lusso e l’industria tecnologicamente avanzata convivono con la tradizione alimentare e la distribuzione moderna.

L’arte orafa vicentina e la meccanica di precisione fanno incetta di onorificenze

L’eccellenza del territorio veneto trova una duplice rappresentanza nella figura di Coin, classe 1944, e in quella di Elisabetta Moro Fioravanti, classe 1934, entrambi originari della provincia di Vicenza.

Il primo, a capo di un’azienda che realizza interamente in Italia le proprie collezioni ed è presente in oltre mille gioiellerie sparse in 60 Paesi, ha voluto condividere l’onore – come si legge in una nota – con collaboratori, artigiani, partner e, soprattutto, con la propria famiglia, definendo la nomina a Cavaliere del lavoro un grande privilegio che arriva in concomitanza con il trentesimo anniversario dalla fondazione del marchio.

Moro Fioravanti, invece, rappresenta la tenacia dell’imprenditoria industriale: presidente della Pfm di Torrebelvicino, un’azienda nata nel 1964 come piccola realtà specializzata in semilavorati per il confezionamento, sotto la sua guida ha intrapreso una parabola ascendente fatta di acquisizioni strategiche e sviluppo di una rete di filiali estere, attestandosi oggi come un solido gruppo attivo nella progettazione di macchine automatiche per il packaging per i settori alimentare, chimico e farmaceutico.

La Sardegna e la grande distribuzione nel segno di Giangiacomo Ibba

Sull’altra sponda del Tirreno, a Oristano, la notizia della nomina è stata accolta come il giusto tributo a una dinastia del commercio. Giangiacomo Ibba, 50 anni, laureato in Economia aziendale a Parma, è alla guida del gruppo F.lli Ibba, una holding che controlla la capogruppo operativa del Gruppo Abbi, colosso della grande distribuzione nell’Isola dove detiene una fetta di mercato stimata intorno al 25 per cento.

La sua ascesa è iniziata nel 2003, quando ha preso le redini dell’azienda di famiglia fondata nel 1950, trasformandola in un punto di riferimento per il sistema Crai; oggi l’impero dell’imprenditore, che è presidente e amministratore delegato di Crai Secom spa, gestisce ben cinque insegne commerciali (di cui due proprietarie) e una rete di 311 punti vendita tra diretti e affiliati, supportati da 11 piattaforme logistiche.

Sebbene la gestione operativa coinvolga un numero elevato di collaboratori indiretti, i numeri parlano chiaro: 1,4 miliardi di euro di fatturato consolidato, un patrimonio costruito – come ha dichiarato lo stesso Ibba – creando valore sul territorio e crescendo insieme alle comunità locali.

Un tristellato Michelin che celebra la cultura dell’ospitalità

Non solo industria pesante o manifatturiera, perché l’edizione 2026 dei Cavalieri del lavoro premia anche l’eccellenza della ristorazione italiana, rappresentata dalla figura di Gioconda Bruna Gritti, capostipite della famiglia Cerea e autentica anima del ristorante “Da Vittorio” di Brusaporto.

Classe 1939, conosciuta da tutti come la signora Bruna, ha costruito insieme al compianto marito Vittorio una storia che è diventata un modello imprenditoriale capace di coniugare visione, innovazione e continuità generazionale; oggi il locale, che vanta tre stelle Michelin, è gestito dai figli ed è diventato un gruppo internazionale dell’ospitalità con sedi che vanno da Portofino a Shanghai.

Il plauso della Federazione Italiana Pubblici Esercizi, per voce del presidente Lino Enrico Stoppani, ha sottolineato come questo riconoscimento non solo celebri una splendida storia di impresa familiare, ma renda merito a un intero comparto – quello della ristorazione – che funge da ambasciatore nel mondo della qualità e dell’identità del Made in Italy.

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