La procura di Roma apre un fascicolo per sequestro di persona dopo l’abbordaggio della flotilla
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Redazione Interno
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La procura di Roma ha ufficialmente aperto un fascicolo – al momento contro ignoti – in relazione all’abbordaggio della cosiddetta Flotilla avvenuto mercoledì scorso, un’operazione che ha immediatamente sollevato interrogativi delicati sulla legalità delle condotte tenute in acque internazionali. I magistrati titolari dell’indagine, i sostituti Lucia Lotti e Stefano Opilio – gli stessi che già seguono un’altra inchiesta ancora aperta per un analogo assalto a navi umanitarie dello scorso ottobre – ipotizzano al momento tre distinti reati: sequestro di persona, rapina e danneggiamento aggravato dal pericolo di naufragio. Un quadro accusatorio pesante, che trasforma l’intervento militare in una vicenda giudiziaria potenzialmente esemplare.
Le condizioni di detenzione e le minacce riferite dagli attivisti
Secondo quanto riferito dagli stessi membri dell’equipaggio, le condizioni di isolamento sarebbero estreme. «Thiago ci ha riferito di essere stato sottoposto a ripetuti interrogatori della durata di otto ore – spiegano i portavoce della flotilla –. Gli inquirenti lo hanno esplicitamente minacciato, affermando che sarebbe stato “ucciso” o che avrebbe “trascorso 100 anni in prigione”.» Sia lui che Saif, l’altro attivista trattenuto, vengono descritti come detenuti in totale isolamento, con celle illuminate costantemente ad alta intensità, ventiquattr’ore su ventiquattro. Ogni volta che devono uscire – perfino per visite mediche – vengono bendati. Una condizione che, nelle ricostruzioni fornite dalle persone vicine ai due, rasenta il trattamento degradante.
Milano e la solidarietà: presidio e corteo sotto Palazzo Marino
A Milano, intanto, la mobilitazione non si è fatta attendere. Fuori da Palazzo Marino, appeso sulle transenne campeggiava un grande striscione: «Siamo tutti Thiago e Saif». Davanti alla sede del Comune, attivisti milanesi e portavoce della Global Sumud Flotilla si sono ritrovati ieri pomeriggio per una conferenza stampa, seguita da un presidio e poi da un corteo. L’obiettivo dichiarato era uno: esprimere solidarietà agli attivisti fermati, picchiati e arrestati dall’esercito israeliano nella notte del 29 aprile in acque internazionali al largo di Creta. Una mobilitazione che ha richiamato anche attenzione mediatica, sebbene senza degenerazioni.
La mozione a Ferrara e il richiamo ai diritti umani Onu
Un’altra iniziativa politica arriva dal Consiglio comunale di Ferrara, dove la consigliera Marzia Marchi (Movimento 5 Stelle) ha presentato una mozione che chiede un intervento deciso del governo italiano in merito all’abbordaggio della Global Sumud Flotilla e all’arresto di alcuni membri dell’equipaggio. Nel testo si richiama innanzitutto il quadro dei diritti internazionali, citando espressamente la Dichiarazione Onu sui difensori dei diritti umani, secondo cui “tutti hanno il diritto, individualmente e in associazione con altri, di promuovere e lottare per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. Un richiamo che, nelle intenzioni della consigliera, serve a sottolineare la distanza tra le azioni compiute in mare e i principi sottoscritti dagli stessi Stati.




