Estonia accusa Mosca di sabotaggio alla Milrem Robotics, il Cremlino nega

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Estonia ha attribuito alla Russia la responsabilità dell'incendio divampato nella notte tra il 14 e il 15 agosto negli spazi della Milrem Robotics a Tallinn, azienda specializzata nella produzione di veicoli terrestri senza equipaggio impiegati anche dalle forze ucraine. L'accusa è stata formulata martedì dal ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna, che in un messaggio pubblicato su X ha scritto di poter «concludere con certezza che l'attacco incendiario contro i locali della Milrem Robotics è stato un atto di sabotaggio ordinato dai servizi speciali della Federazione Russa».

Le conclusioni dell'indagine e gli arresti

Alla base della conclusione delle autorità di Tallinn ci sono le informazioni raccolte dal Servizio di sicurezza interna estone. Il capo dell'agenzia, Margo Palloson, ha dichiarato che il tentativo di appiccare il fuoco è stato «un sabotaggio commissionato dallo Stato russo», aggiungendo che l'attenzione dei servizi segreti russi in Estonia e nel resto d'Europa è rivolta alle aziende del settore della difesa e alle organizzazioni che forniscono aiuti all'Ucraina.

Nell'ambito dell'indagine sono stati arrestati tre uomini con cittadinanza lettone residenti in Russia, sospettati di essere gli esecutori materiali dell'atto. Due erano stati fermati in Lettonia il 17 agosto e un terzo il giorno successivo; le perquisizioni hanno portato al sequestro di supporti di archiviazione e di oggetti che potrebbero essere stati utilizzati per innescare il rogo. I tre sono stati consegnati alle autorità estoni tra il 17 e il 18 settembre e, secondo quanto riferito da Tsahkna, non rappresentano più una minaccia.

La reazione del Cremlino e il sostegno di Nato e Ue

Mosca ha respinto ogni addebito. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito le accuse estoni «infondate, avventate, assolutamente non corrispondenti alla realtà e prive di qualsiasi argomentazione». Sul fronte opposto, l'Estonia ha ricevuto il sostegno esplicito della Nato e dell'Unione europea.

Il segretario generale dell'Alleanza Atlantica Mark Rutte ha sottolineato che la campagna di azioni ostili russa non indebolirà il sostegno a Kiev, mentre il portavoce della Commissione europea Christian Wigand ha parlato di piena solidarietà a Tallinn, osservando che Mosca «cerca di intimidire l'Europa per ridurre il sostegno all'Ucraina». Il presidente francese Emmanuel Macron ha denunciato «la moltiplicazione di questi atti ostili», definendola «una pericolosa fuga in avanti» da parte russa.

Il ministero degli Esteri estone ha convocato l'incaricato d'affari dell'ambasciata russa per esprimere la propria condanna.

Il quadro degli episodi analoghi in Europa

L'incendio alla Milrem Robotics rientra in una serie di episodi che tra agosto e settembre hanno colpito infrastrutture industriali legate alla difesa in diversi Paesi europei. Il 10 agosto un'esplosione ha interessato un deposito della società bulgara EMCO, che in una nota aveva parlato di «incidenti causati da forze esterne». Tre giorni dopo, il 13 agosto, una deflagrazione ha colpito lo stabilimento della KNDS Ammo Italy a Colleferro, nel Lazio.

Il 28 agosto è stato sventato un tentativo di incendio doloso presso lo stabilimento della Skyeton in Slovacchia, azienda ucraina produttrice di droni. Il primo settembre un rogo è scoppiato in una fabbrica di componenti per droni della WB Electronics nella città polacca di Skarzysko-Kamienna, e gli inquirenti non hanno escluso l'ipotesi dolosa. In precedenza, il 20 marzo, un incendio aveva danneggiato impianti della LPP Holding a Pardubice, nella Repubblica Ceca.

La posizione di Lavrov

A margine del Valdai International Discussion Club, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov è intervenuto sul clima generale dei rapporti tra Mosca e Bruxelles, dichiarando che i Paesi europei «stanno conducendo una guerra contro la Russia» e che su questo, ha aggiunto, «non c'è dubbio». Lavrov ha argomentato che se l'Europa ammette di sparare con le proprie armi e la Russia le abbatte, la definizione di quel conflitto resta una questione di etichette, ma la sostanza non cambia.

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