"Go home": la protesta della Curva Sud contro il Milan fa il giro del mondo
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Redazione Sport
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La contestazione esplosa prima di Milan-Monza, l’ultimo atto di una stagione fallimentare, ha travalicato i confini del calcio italiano, finendo persino sulle pagine del New York Times. Quello che è accaduto a San Siro non è stato un semplice sfogo, ma l’ennesimo segnale di un malessere profondo, che ormai da mesi serpeggia tra i tifosi rossoneri. Una rabbia diretta verso la proprietà di Gerry Cardinale e RedBird, accusata di aver allontanato il club dalla sua identità attraverso scelte discutibili, sia in campo che fuori.
La partita contro il Monza, già priva di significato sportivo, è diventata il palcoscenico di una protesta organizzata nei minimi dettagli. I cori contro la dirigenza, i fischi ai giocatori e gli striscioni con scritte come "Andate a casa" hanno dominato la scena, relegando il match a un mero contorno. Se la Curva Sud ha guidato la contestazione, il disappunto si è esteso a buona parte dello stadio, dimostrando quanto il dissenso sia ormai trasversale.
Già alla fine della scorsa stagione si erano registrati attriti tra i tifosi e la società, ma questa volta la reazione è stata più netta, più organizzata. Prima il raduno fuori da Casa Milan, poi un corteo per le vie della città, infine l’esplosione di rabbia in curva. Un crescendo che non ammette ambiguità: il pubblico chiede un cambio di rotta, e lo fa con una fermezza che difficilmente potrà essere ignorata.
A dare peso alle proteste ci ha pensato anche Massimo Ambrosini, storico capitano del Diavolo, che ai microfoni di DAZN ha definito la manifestazione "impeccabile nei modi e assolutamente condivisibile nei contenuti". Secondo l’ex centrocampista, "la costante di questa stagione è che la squadra non ha mai trasmesso l’energia giusta", un’ammissione che suona come un’ulteriore condanna verso una gestione considerata inadeguata.




