Caro Verini, la vostra legge contro l'antisemitismo è da Stato etico
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Redazione Interno
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In un’intervista rilasciata a queste pagine, il senatore democratico Walter Verini ha espresso, con toni che tradivano un misto di stupore e di indignazione, la propria reazione alle critiche radicali mosse al disegno di legge di cui è cofirmatario insieme al collega di partito; una proposta, quest’ultima, che si propone di contrastare l’antisemitismo e che, come ha sottolineato lo stesso parlamentare, “colpisce solo atteggiamenti chiaramente antisemiti”. Tali dichiarazioni, perentorie nel loro intento rassicurante, giungono a seguito delle numerose e aspre obiezioni di fondo sollevate, tra i primi, da chi vede in questo e in altri testi legislativi analoghi un pericoloso scostamento dai principi di uno Stato liberale.
Il caos nel Partito Democratico e le reazioni politiche
Le polemiche, del resto, non hanno tardato a divampare all’interno dello stesso Partito Democratico, dove il ddl principale è stato giudicato da alcune voci come un potenziale vulnus per la libertà di critica verso lo Stato di Israele, al punto da spingere la segretaria Elly Schlein a tentare una ripartenza con una proposta alternativa dai contorni per il momento ancora vaghi, la cui definizione, secondo quanto trapela, non vedrà la luce prima dell’Epifania. Nel frattempo, anche il leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, è intervenuto sulla delicata questione, ammonendo, a margine di un’iniziativa pubblica, che “non vanno utilizzate strumentalizzazioni” e richiamando la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance adottata durante il suo precedente governo, in un chiaro riferimento al dibattito in corso.
La questione di fondo: il timing sospetto delle proposte
Al di là delle divisioni interne ai partiti e delle dichiarazioni ufficiali, che spesso si risolvono in sterili scaramucce dialettiche, è pressoché impossibile non notare una coincidenza temporale che, per molti osservatori, assume il carattere di un nesso causale assai significativo; ci si riferisce, in particolare, all’iperattivismo parlamentare fiorito negli ultimi mesi in materia di lotta all’odio antisemita e alla cronologia degli eventi internazionali che hanno visto come protagonista, purtroppo in modo tragico, la Striscia di Gaza. Se il disegno di legge sostenuto da Verini e Delrio rappresenta l’ultimo arrivato in ordine di tempo, il primo testo in assoluto, presentato dal senatore leghista, venne depositato a soli due giorni dalla prima udienza, davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia, del caso per genocidio contro Israele portato avanti dal Sudafrica.
L’obiettivo reale tra le righe dei testi legislativi
Questa sovrapposizione di date, che sembra troppo precisa per essere casuale, alimenta il sospetto, paventato da numerosi giuristi e attivisti per i diritti civili, che lo scopo ultimo di simili provvedimenti non sia tanto quello di debellare un odio antico e deplorevole – cosa che, peraltro, già le leggi esistenti permettono di perseguire con efficacia – quanto piuttosto quello di creare un ambiente normativo fortemente restrittivo per ogni forma di dissenso e di critica politica legittima, specialmente se rivolta alle azioni del governo israeliano. In questo quadro, appare fin troppo chiaro come l’accusa di antisemitismo possa trasformarsi, secondo una deriva già osservata in altri paesi europei, in un’arma di ricatto politico per tacitare le voci di sostegno alla causa palestinese, mascherando una volontà di censura dietro una lodevole finalità di protezione.




