La stretta di Starmer sui migranti, che spacca il Labour
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Redazione Esteri
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Il governo laburista di Keir Starmer, insediatosi da poche settimane, ha scelto il pugno di ferro in materia di immigrazione, annunciando una riforma del sistema asilo definita come la più radicale degli ultimi quarant'anni. A presentare alla Camera dei Comuni il piano, battezzato "Restoring Order and Control", è stata la ministra dell'Interno, Shabana Mahmood, la quale ha illustrato una serie di misure draconiane che segnano una netta discontinuità con la tradizione storica del partito. L'obiettivo dichiarato, che la ministra ha elevato a "missione morale", è quello di fermare i flussi migratori irregolari, arginando al contempo il crollo di consenso che il governo sta già sperimentando nella gestione del fenomeno.
Il contenuto della riforma
Le modifiche proposte sono sostanziali e investono diversi aspetti del diritto d'asilo. Tra le più significative, vi è la drastica riduzione della durata dello status di rifugiato, che verrebbe concessa non più per cinque anni ma per soli trenta mesi, al termine dei quali sarà soggetta a revisione. Vengono inoltre introdotti limiti più stringenti al ricongiungimento familiare, rendendo più complesso per i titolari di protezione internazionale far arrivare i propri cari. Ma la misura che ha destato maggiore allarme è l'innalzamento del periodo necessario per ottenere la residenza permanente, la cui soglia, attualmente fissata a cinque anni, potrebbe essere portata fino a venti, prolungando enormemente un percorso d'integrazione già di per sé incerto e travagliato.
La polemica sul sequestro dei beni
A gettare ulteriore benzina sul fuoco sono state le dichiarazioni del sottosegretario all'Interno Alex Norris, il quale, nel dettagliare le modalità di copertura dei costi dell'accoglienza temporanea, ha precisato che sarà possibile sequestrare ai migranti gioielli e oggetti di valore, ad esempio automobili e biciclette elettriche, per contribuire alle spese. Una pratica, questa, dalla quale sarà esclusa soltanto la fede nuziale, un dettaglio che non ha mitigato le reazioni di sconcerto, trasformando immediatamente la questione in un putiferio politico e mediatico che ha travalicato i confini di Westminster.
Le reazioni politiche
La mossa del governo, che piega la linea del Labour a un realismo spesso associato all'opposizione conservatrice, ha provocato un terremoto all'interno del partito di maggioranza, spaccandolo di fatto tra chi vede la stretta come una necessità improrogabile e chi la considera un tradimento dei valori fondanti. Paradossalmente, il sostegno più esplicito è arrivato proprio dai banchi dei Tories, con la loro leader Kami Badenoch che ha espresso apprezzamento per il piano, e da Nigel Farage, il quale ha pubblicamente congratulato il governo laburista per le sue politiche anti-migranti, in uno scenario politico ribaltato che evidenzia le profonde lacerazioni in atto.




