Meloni rinvia l’audizione al Senato, mentre la crisi per la Groenlandia scuote l’Atlantico
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Redazione Esteri
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non sarà in Aula a palazzo Madama per riferire, come richiesto dalle opposizioni, in merito al Consiglio europeo straordinario convocato a Bruxelles a causa della nuova tensione con gli Stati Uniti sulla Groenlandia. A comunicarlo è stato il presidente del Senato Ignazio La Russa, il quale ha ricordato come non sia mai accaduto, in passato, che un esecutivo intervenisse in Parlamento prima di un vertice Ue di tale natura. L’appuntamento europeo, che si tiene in una situazione di emergenza, è stato reso necessario dall’inasprirsi dello scontro commerciale e diplomatico con Washington, la cui amministrazione, guidata da Donald Trump, ha riacceso le mire sull’immensa isola artica. Una vicenda, questa, che rischia di minare le fondamenta stesse dell’Alleanza atlantica e di ripercuotersi sull’assetto geopolitico globale, poiché coinvolge, in maniera diretta, la sovranità di un territorio danese e le ambizioni di una superpotenza.
Un precedente storico dalle ombre lunghe
La possibile acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, trattativa che Trump sta perseguendo con determinazione, non è un fatto senza precedenti nella storia dei rapporti tra Washington e Copenaghen. Già nel 1917, infatti, la Danimarca cedette agli americani l’arcipelago delle Indie Occidentali Danesi, comprendente, tra le altre, l’isola di Little Saint James. Quel territorio, di appena trenta ettari, conobbe poi una lugubre notorietà decenni dopo, quando fu acquistato dal finanziere Jeffrey Epstein, divenendo tristemente noto come scenario di gravissimi reati. Una circostanza, questa, che alcuni osservatori riportano alla luce non per tracciare parallelismi diretti, bensì per sottolineare come le transazioni territoriali, pur nella loro apparente freddezza giuridica, possano avere sviluppi imprevedibili e carichi di conseguenze.
Le ripercussioni costituzionali oltreoceano
Mentre l’Europa si interroga sulle mosse da compiere per rispondere a una potenziale azione militare statunitense, alcuni giuristi americani pongono l’accento sulle ripercussioni che una simile iniziativa avrebbe all’interno dello stesso sistema istituzionale degli Stati Uniti. L’ipotesi di un’invasione, o di un’acquisizione forzata, della Groenlandia potrebbe infatti innescare una crisi costituzionale senza precedenti, alimentando l’opposizione già ferrea di una parte del Congresso e fornendo nuovi elementi per un eventuale procedimento di impeachment. La questione, come ha sottolineato la stessa Meloni in una recente intervista, va pertanto gestita con estrema cautela all’interno del quadro dell’Alleanza atlantica, evitando azioni unilaterali che potrebbero lacerare il patto di fiducia tra gli alleati.
Gli interessi strategici nell’Artico
La posta in gioco, d’altronde, è altissima e trascende la mera contesa territoriale. La Groenlandia, come ha ricordato la presidente del Consiglio, è un crocevia strategico ricchissimo di risorse naturali, dalle quali dipendono gli equilibri energetici e industriali del futuro. La sua posizione geografica, poi, la rende un avamposto fondamentale per il controllo delle rotte artiche, che il riscaldamento globale rende sempre più navigabili. È proprio questa combinazione di fattori a renderla un obiettivo così ambito, non solo per Washington, ma per tutte le potenze globali che mirano a estendere la propria influenza in una regione in rapidissima trasformazione. La cautela mostrata da Meloni, nel rinviare ogni dichiarazione pubblica fino al dopo-vertice, riflette la complessità di un dossier che mescola diritto internazionale, sicurezza collettiva e interessi economici vitali, e che richiede una risposta europea coordinata e ferma.




