Apple perde il 10% a Wall Street, giù 400 miliardi in un giorno. Male i crypto titoli, vola Amazon

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una seduta da dimenticare, e in fretta, quella che ha visto Apple protagonista in negativo sui listini di Wall Street, con un crollo del 9% che ha di fatto bruciato circa 400 miliardi di dollari di capitalizzazione in poche ore. Un movimento violento, certamente, che ha colto di sorpresa anche gli analisti più navigati, i quali faticano a trovare una spiegazione razionale in ciò che i numeri del bilancio avevano invece mostrato.

Se da un lato i conti trimestrali hanno battuto le attese su utili, ricavi e vendite degli iPhone, è stata la guidance per il trimestre in corso a far scattare la trappola, con una previsione di crescita compresa tra il 9 e l'11%, un dato che si è rivelato inferiore al 12% stimato dagli operatori.

Il titolo, insomma, ha subito una correzione che molti definiscono esagerata, alla luce del fatto che l'azienda di Cupertino rimane un gigante incontrastato del settore, ma che fotografa perfettamente la nervosità del mercato, sempre più un pendolo che oscilla al ritmo delle scommesse sull'intelligenza artificiale.

Vincoli di fornitura e il prezzo medio che sale

A pesare sulle prospettive future, come ha spiegato il ceo Tim Cook, sarebbero dei cosiddetti "vincoli di fornitura", una formula che indica le difficoltà nella catena di approvvigionamento, probabilmente legate alla carenza di alcuni componenti o alla logistica, che potrebbero limitare il numero di dispositivi effettivamente disponibili sugli scaffali nei prossimi mesi.

È un paradosso, tuttavia, perché nonostante le vendite in quantità siano state frenate, gli incassi complessivi hanno toccato livelli da record, trainati da un aumento significativo del prezzo medio di vendita, cresciuto del 17% fino a toccare quota 400 dollari, equivalenti a circa 344 euro.

Questo dato racconta una strategia ben precisa, che sta portando Apple ad allontanarsi progressivamente dai modelli più economici per concentrarsi su quelli premium, una scelta che, di fatto, rende l'azienda meno vulnerabile alle oscillazioni del mercato dei volumi ma la espone al giudizio severo degli investitori quando le previsioni di crescita non soddisfano del tutto le aspettative.

Lo spostamento verso l'alto della fascia di prezzo, inoltre, riflette anche una risposta indiretta ai rincari applicati dai produttori Android, i quali, per compensare l'aumento dei costi delle memorie, hanno dovuto alzare i listini dei loro prodotti di punta.

Un mercato sempre più paradossale

Il quadro del comparto smartphone, a ben vedere, si fa ogni giorno più paradossale, specialmente in questa fase di crisi prolungata che riguarda il rincaro dei chip di memoria. Mentre i competitor faticano a mantenere i margini e a gestire l'impatto dei costi crescenti, la mela morsicata continua a macinare utili in modo quasi incontrastato. A certificarlo è il nuovo report della società di analisi Counterpoint Research, secondo cui nel secondo trimestre del 2026 Apple ha conquistato ben il 49% del fatturato globale generato dal mercato mondiale degli smartphone.

Un dato, quest'ultimo, che non ha precedenti per un secondo trimestre e che significa concretamente che quasi un dollaro su due speso nel mondo per un telefono finisce direttamente nelle casse di Cupertino, un risultato che stride inevitabilmente con il crollo del titolo in Borsa e che lascia intendere quanto la reazione dei mercati sia stata dettata più da un movimento psicologico che da un reale deterioramento dei fondamentali.

Una fetta di mercato così ampia, ottenuta mentre gran parte dell'ecosistema Android affronta un rallentamento generalizzato delle vendite e la morsa del costo delle memorie, dimostra la forza di un marchio che, al netto di tutto, resta il punto di riferimento assoluto per la redditività.

La giornata dei colossi tech e il tracollo dei crypto titoli

Mentre Apple bruciava in una sola giornata una cifra che equivale al Pil di intere nazioni, la scena di Wall Street offriva altri spunti di riflessione altrettanto significativi, a cominciare dalla performance di Amazon, che ha invece viaggiato in netto controtendenza registrando un deciso rialzo.

Una divergenza che dimostra come il denaro si stia spostando da un settore all'altro all'interno dello stesso comparto tecnologico, premiando chi riesce a offrire prospettive di crescita più solide o diverse, magari legate al cloud o al commercio elettronico, mentre penalizza chi, come Apple, sembra aver già spinto il proprio modello di business fino ai limiti delle attuali capacità produttive.

Se la giornata è stata da incubo per i possessori di azioni Cupertino, non è andata meglio per chi ha investito nei cosiddetti titoli crypto, ovvero le società legate al mondo delle criptovalute, che hanno subito un tracollo ancora più marcato, trascinate giù da un sentiment di avversione al rischio che si è improvvisamente impadronito dei mercati.

In questo scenario di forti contrasti e di volatilità estrema, il rimbalzo tecnico di fine giornata non è bastato a risollevare gli animi, lasciando gli operatori con l'amaro in bocca e con la sensazione che, per i prossimi mesi, il cammino di Apple sarà in salita, anche se la sua posizione dominante nel mercato degli smartphone rimane, per ora, inespugnabile.

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