Crypto frenano, borse su e Bitcoin giù: il mercato guarda a Hormuz
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Redazione Economia
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Il passo di carica dei listini azionari, con l’S&P 500 che ieri si è fermato a un timido ma comunque positivo +0,16%, non ha trovato per ora un corrispettivo nel settore delle valute digitali. Anzi, mentre Wall Street registrava una sostanziale tenuta, il mercato crypto subiva una nuova giornata di volatilità e contrazione: un’impennata dell’incertezza, legata a doppio filo ai negoziati in corso sullo stretto di Hormuz, ha spinto gli investitori a ridurre l’esposizione sugli asset più rischiosi. Bitcoin (BTC) ha così archiviato la sessione con un -1,64%, interrompendo di fatto una serie di quattro settimane consecutive di rialzo – un segnale, quest’ultimo, che molti operatori avevano letto come l’inizio di una ripresa strutturale.
Ethereum il più debole, ora sotto resistenza e a caccia di un supporto
Tra i principali token, è però Ethereum a mostrare la maggiore fragilità: il ribasso del -2,78% registrato ieri non rappresenta un episodio isolato, bensì il culmine di una fase in cui l’altcoin ha perso progressivamente smalto. Incontra infatti una crescente difficoltà a mantenere i livelli chiave, eppure non mancano le differenze all’interno del comparto. Tron, ad esempio, tiene meglio: la sua struttura tecnica appare meno appesantita dalla fuga verso la liquidità, anche se l’intero ecosistema resta in balia di un’unica variabile geopolitica. È proprio l’andamento dei colloqui su Hormuz – vale a dire la possibilità o meno di un disgelo nelle forniture energetiche – a dettare l’umore del mercato, con il petrolio come termometro indiretto della propensione al rischio.
Bear market Bitcoin: cos’è (e quanto dura) quella fase che molti temono
C’è un’espressione che ricorre nei mercati finanziari ogni volta che i prezzi scendono a lungo in modo sostenuto: bear market, letteralmente “mercato dell’orso”. L’immagine – l’orso che attacca dall’alto verso il basso, graffiando le quotazioni, al contrario del toro (bull market) che colpisce dal basso spingendo i valori a salire – descrive bene ciò che le criptovalute hanno già vissuto in passato. Nel settore digitale, si definisce tale una fase in cui il prezzo di Bitcoin (e delle altre monete) cala almeno del 20% rispetto ai massimi, anche se nella pratica il crollo supera quasi sempre quella soglia e il ribasso si prolunga per settimane o mesi. Non è questo ancora il caso, ma la contrazione odierna di BTC (-1,80%) riaccende il dibattito sulla solidità della ripresa.
«Crypto winter finito?»: la previsione di Siano e l’attesa della primavera 2026
Nel dicembre del 2025, Massimo Siano – responsabile per il Sud Europa di 21shares, società di investimenti con sedi a Zurigo, Londra e New York specializzata in criptovalute – aveva rilasciato un colloquio a La Stampa, nel quale parlava di un “crypto winter”, ovvero diversi mesi di quotazioni deboli per Bitcoin. La sua ipotesi, va ricordato, non era affatto trionfalistica: prevedeva una ripresa solo in un momento imprecisabile della primavera del 2026. E si è trattato di un giudizio particolarmente significativo, perché nell’esprimerlo Siano raffreddava (temporaneamente) l’entusiasmo verso i suoi stessi prodotti finanziari, quelli che la sua azienda mette sul mercato. Ora, con le trattative su Hormuz ancora in alto mare e la volatilità che non accenna a placarsi, quel “disgelo” sembra essersi nuovamente allontanato.
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