Houthi all'attacco di Riad e Yanbu, il G7 chiede la cessazione immediata delle ostilità

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I ribelli Houthi dello Yemen hanno rivendicato due attacchi su larga scala con missili balistici, missili da crociera e droni contro obiettivi nella capitale saudita Riad e contro un impianto della compagnia petrolifera Aramco a Yanbu, città portuale sul Mar Rosso. A darne notizia è stato il portavoce militare del gruppo, Yahya Sarea, attraverso un comunicato trasmesso dall'emittente televisiva Al-Masirah, secondo quanto riportato da diverse agenzie internazionali.

Sarea ha parlato di "obiettivi sensibili" colpiti nella capitale e di incendi divampati nelle strutture petrolifere di Yanbu, definendo entrambe le operazioni "riuscite".

La coalizione guidata dall'Arabia Saudita ha fatto sapere di aver intercettato e distrutto un missile balistico diretto verso Riad, sventando contemporaneamente attacchi in altre aree del Paese. Il portavoce militare saudita, Turki Al-Maliki, ha sostenuto che gli attacchi erano diretti contro civili e infrastrutture civili, annunciando che verranno adottate le misure appropriate per dissuadere ulteriori azioni ostili. L'escalation segna un punto di svolta nel conflitto yemenita, riesploso in modo violento dopo anni di relativa calma.

Questa è la prima volta dall'inizio delle ostilità che gli Houthi rivendicano un attacco diretto contro la capitale saudita, un salto di qualità che allarma gli osservatori regionali per le possibili conseguenze sulle rotte energetiche e commerciali.

Sul terreno la situazione umanitaria peggiora di ora in ora. Secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, più di 100.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case nelle ultime settimane, con sfollamenti registrati in governatorati come Al Hodeidah, Ta'iz, Lahj, Aden e Abyan. Il porto di Al Makha, già danneggiato, ha ulteriormente limitato le operazioni di soccorso lungo la costa occidentale.

Migliaia di famiglie hanno attraversato lo stretto di Bab el-Mandeb in piccole imbarcazioni per raggiungere Gibuti, dove l'agenzia delle Nazioni Unite ha registrato l'arrivo di quasi 3.000 persone in meno di una settimana. Più della metà sono donne e bambini, molti dei quali affrontano la seconda fuga dopo aver già lasciato lo Yemen durante la crisi del 2015. Il campo profughi di Markazi, progettato per ospitare 5.000 persone, accoglie già più di 4.200 rifugiati tra yemeniti ed eritrei.

I ministri degli Esteri del G7, riuniti a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, hanno condannato con fermezza gli attacchi, chiedendo agli Houthi di cessare immediatamente ogni azione militare, minaccia e attacco contro la navigazione civile.

Nel comunicato congiunto, i rappresentanti di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti hanno definito le azioni dei ribelli "una pericolosa traiettoria di escalation" che rischia di aggravare ulteriormente il conflitto, compromettere il commercio internazionale e generare instabilità economica su scala globale. Il G7 ha inoltre rivolto un appello diretto all'Iran affinché interrompa la fornitura di armi e il sostegno agli Houthi, ritenuti fattori che alimentano le ostilità.

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