L’avena riduce il colesterolo cattivo in due giorni, lo studio tedesco

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il merito, spiegano i ricercatori dell’ateneo di Bonn, è dei beta-glucani, fibre solubili che a contatto con i liquidi gastrointestinali formano un gel viscoso. È questo reticolo, una sorta di trappola molecolare, a intercettare gli acidi biliari prodotti dal fegato – e con essi una quota significativa di colesterolo – trascinandoli via attraverso le feci, impedendone di fatto il riassorbimento -5. L’organismo, per sopperire a questa sottrazione, è costretto a prelevare il colesterolo LDL direttamente dal circolo sanguigno, innescando quel meccanismo virtuoso che porta, in tempi sorprendentemente rapidi, alla riduzione dei valori misurati -9.

A rendere la scoperta ancora più interessante è la durata dell’effetto: i benefici, stando ai dati raccolti e pubblicati su Nature Communications, si sono mantenuti sostanzialmente stabili per le sei settimane successive al termine della dieta-lampo -6-10. Un risultato che apre scenari importanti sulla possibilità di intervenire sul metabolismo con strategie alimentari cicliche e mirate, piuttosto che con restrizioni protratte nel tempo.

Il meccanismo d’azione e il ruolo del microbiota

L’efficacia dell’avena non si ferma però all’azione meccanica dei beta-glucani. Lo studio coordinato dalla professoressa Marie-Christine Simon ha evidenziato un secondo livello di interazione, forse ancora più profondo, che riguarda il microbiota intestinale. L’assunzione massiccia di fibre ha favorito la proliferazione di ceppi batterici benefici, capaci di produrre composti bioattivi in grado di influenzare positivamente il metabolismo lipidico -6. I partecipanti al programma, tutti affetti da sindrome metabolica – condizione caratterizzata da ipertensione, iperglicemia e obesità addominale – hanno mostrato una riduzione media del colesterolo LDL vicina al dieci per cento, un calo definito clinicamente rilevante dagli stessi autori -3. A questo si è aggiunta una perdita di peso media di circa due chilogrammi e un lieve miglioramento dei valori pressori, elementi che contribuiscono a ridurre il carico di rischio cardiovascolare complessivo -10.

Modalità di assunzione e precauzioni necessarie

Per ottenere questi risultati, i volontari hanno consumato circa trecento grammi di avena al giorno, suddivisi in tre pasti e cotti in semplice acqua, con l’aggiunta di modiche quantità di frutta o verdura, dimezzando l’apporto calorico abituale -3. Un regime che, se da un lato dimostra l’efficacia del cereale, dall’altro non può essere trasformato in una pratica quotidiana senza le dovute cautele. Gli stessi ricercatori mettono in guardia dal protrarre una dieta così restrittiva per periodi lunghi, data la scarsa varietà nutrizionale. Chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile potrebbe inoltre sperimentare gonfiore e fermentazione a causa dell’improvviso aumento delle fibre, mentre i soggetti celiaci devono assicurarsi di utilizzare solo prodotti certificati senza glutine, per evitare contaminazioni accidentali con altri cereali durante le fasi di lavorazione industriale -4. Il consumo di avena, dunque, si conferma un potente alleato nella gestione dell’ipercolesterolemia, ma la sua efficacia va interpretata all’interno di un quadro alimentare complessivamente equilibrato e, come suggerito dallo studio, eventualmente ciclizzato in interventi brevi ma intensivi, da ripetere a distanza di settimane per mantenere nel tempo il beneficio metabolico -3.

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