Il sindaco di Palmoli e i conti del caso della famiglia nel bosco: “Spesi 7.500 euro al mese”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda giudiziaria che coinvolge la famiglia di origine anglo-australiana, da mesi al centro di un acceso dibattito pubblico e politico dopo l'allontanamento dei tre figli minori dalla loro abitazione nel bosco, continua a riservare colpi di scena e a sollevare questioni complesse, che spaziano dalle procedure legali alla sostenibilità economica per gli enti locali coinvolti. Il sindaco di Palmoli, il piccolo comune in provincia di Chieti che si è trovato in prima linea nella gestione della crisi, ha voluto fare chiarezza – o per meglio dire, ha inteso puntare i riflettori – su un aspetto spesso trascurato in storie di tale intensità emotiva: l'onere finanziario che ricade sulle spalle della collettività. Giuseppe Masciulli, questo il nome del primo cittadino, in una recente intervista ha snocciolato numeri e dettagli relativi alle spese vive che l'ente sta sostenendo dal giorno in cui i bambini, due gemelli di sei anni e una bambina di otto, sono stati collocati in una casa famiglia di Vasto. Una spesa, quella mensile, che ammonta a circa settemilacinquecento euro, una cifra che, se rapportata alla dimensione demografica di Palmoli – che conta poco più di ottocentocinquanta anime – assume i contorni di un vero e proprio macigno sul bilancio comunale.

L'allungarsi dei tempi e l'incertezza sulle coperture finanziarie

Il problema, come ha tenuto a sottolineare lo stesso Masciulli, non risiede soltanto nell'esborso attuale, per quanto già di per sé pesante, quanto piuttosto nella prospettiva di una sua prolungata durata. Fino ad ora, il comune è riuscito a far fronte a queste uscite straordinarie grazie a contributi regionali che hanno parzialmente coperto i costi di ospitalità dei minori e, per un certo periodo, anche della madre, Catherine Birmingham. L'incertezza, però, riguarda proprio il futuro di questi fondi e la capacità dell'ente di continuare a sostenerli autonomamente qualora il collocamento dei piccoli nella struttura protetta dovesse andare avanti ancora a lungo. Un'evenienza, questa, tutt'altro che remota, considerando che la situazione abitativa originaria, il capanno nel bosco privo di servizi essenziali come elettricità e riscaldamento, non ha ancora visto l'avvio di quei lavori di ristrutturazione che avrebbero potuto rappresentare un primo passo verso un diverso epilogo. Nessun progetto, ha confermato il sindaco, è stato infatti presentato al comune per l'approvazione, lasciando di fatto in sospeso ogni possibilità di un rapido rientro della famiglia nell'abitazione che aveva scelto come dimora.

Le reazioni del padre e la presa di posizione dei magistrati

Parallelamente alle preoccupazioni economiche del comune abruzzese, la cronaca giudiziaria e umana della famiglia registra nuovi e significativi sviluppi. Nathan Trevallion, il padre, ha rotto un parziale silenzio per lanciare un appello che suona come un tentativo di abbassare i toni di una polemica che, di giorno in giorno, si è fatta sempre più rovente. Pur esprimendo gratitudine per la solidarietà ricevuta da più parti, l'uomo ha chiesto esplicitamente di evitare presidi e proteste davanti alla casa famiglia che ospita i suoi figli o davanti ad abitazioni private. Un gesto, il suo, che molti osservatori hanno interpretato come la volontà di non inasprire ulteriormente il clima e di non compromettere, con azioni di piazza, le già complesse e delicate interlocuzioni con i servizi sociali e l'autorità giudiziaria. L'attenzione, del resto, si è spostata in queste ore anche sulle misure di sicurezza adottate nei confronti della presidente del Tribunale per i minorenni dell'Aquila, Cecilia Angrisano, la cui vigilanza è stata rafforzata in seguito a minacce e attacchi verbalipesateglisi contro sui social network. Lei stessa, insieme al procuratore David Mancini, ha voluto ribadire in una nota come ogni provvedimento, compreso quello discusso che ha portato all'allontanamento della madre dai figli, sia stato preso nell'esclusivo interesse dei minori, respingendo al mittente le accuse di aver agito in base a letture ideologiche o pregiudiziali.

L'ispezione ministeriale e le iniziative politiche a livello nazionale

A complicare ulteriormente il quadro, già denso di tensioni e contrasti, è giunta la decisione del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di inviare entro breve tempo gli ispettori ministeriali presso il Tribunale dell'Aquila. Un'iniziativa, questa, che segue di poche settimane l'annuncio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di voler vederci chiaro sulla gestione del caso, e che mira ad approfondire le modalità con cui sono state assunte le decisioni, in particolare l'ultima ordinanza che ha disposto l'allontanamento della madre dal nucleo familiare. Un provvedimento, quest'ultimo, definito dal perito di parte della famiglia, lo psichiatra Tonino Cantelmi, come una strada pericolosa che potrebbe aprire le porte all'adozione, suscitando lo sconcerto e l'indignazione di molti. I legali dei genitori, dal canto loro, si preparano a presentare ricorso alla corte d'Appello per chiedere la sospensiva di questa decisione, sottolineando come la rimozione della figura materna rappresenti un ulteriore trauma per bambini già provati da mesi di separazione. Nel frattempo, il dibattito politico si è tradotto in iniziative concrete: al Senato è stato presentato un disegno di legge, fortemente voluto dalla maggioranza di centrodestra, che intende modificare le procedure di allontanamento dei minori dalle famiglie, introducendo l'obbligo di una consulenza tecnica collegiale composta da più specialisti e una più attenta e comparata valutazione dei rischi e dei benefici del distacco. Una risposta normativa, insomma, che prova a tradurre in articoli la complessità e la sofferenza di una vicenda che ha scosso l'opinione pubblica.

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