L’aereo di von der Leyen, il jamming e il mito delle mappe cartacee
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Redazione Esteri
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Nell’iperbolico panorama mediatico contemporaneo, un episodio tecnico e per molti versi ordinario – come il momentaneo disturbo al segnale GPS dell’aereo che trasportava la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen – rischia di essere immediatamente travisato, trasformandosi in una narrazione epica di sabotaggio internazionale. La realtà dei fatti, come spesso accade, appare notevolmente più sfumata e meno cinematografica di quanto alcuni racconti lascerebbero intendere. A smontare, seppur indirettamente, le versioni più drammatiche è intervenuto Flightradar24, piattaforma di tracking del traffico aereo la cui autorevolezza si basa sulla fredda esposizione dei dati, i quali hanno evidenziato come il volo, diretto in Bulgaria, abbia accusato un ritardo minimo, assolutamente non compatibile con un’emergenza di vasta portata.
La suggestiva ipotesi che l’equipaggio sia ricorso all’uso di mappe cartacee per compiere un atterraggio d’emergenza – un’immagine che evoca un’era pionieristica dell’aviazione – ha strappato un sorriso compiaciuto a molti piloti e addetti ai lavori. Costoro, infatti, sanno bene che la strumentazione di qualsiasi aeromobile moderno è progettata con ridondanze multiple e sistemi di navigazione indipendenti e alternativi al GPS, che spaziano dai sofisticati sistemi inerziali ai radioaiuti a terra, fino, appunto, ai supporti cartacei che fanno parte del bagaglio operativo standard e il cui utilizzo rientra in procedure consolidate. Presentare questa opzione come una soluzione eroica e straordinaria equivale a fraintendere del tutto le basilari norme della sicurezza aerea.
Al di là della narrazione, rimane il dato tecnico incontrovertibile: il cosiddetto «jamming», ovvero l’interferenza deliberata sui segnali satellitari, costituisce una minaccia reale e in preoccupante crescita, una delle manifestazioni più elusive della guerra ibrida. Fonti esperte del settore confermano che, dal conflitto in Ucraina, questi episodi si sono moltiplicati in frequenza e intensità, interessando ampie porzioni dello spazio aereo europeo. L’obiettivo di tali azioni, spesso attribuite a Mosca, è quello di degradare le capacità di navigazione, creando disagio e dimostrando una presenza destabilizzante senza ricorrere a un’azione militare diretta.




