Scoperta una nuova super Terra a 18 anni luce da noi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Un nuovo mondo, che gli astronomi non esitano a definire come un "passo decisivo" nella caccia a pianeti extrasolari potenzialmente abitabili, è stato individuato a una distanza cosmica relativamente prossima alla Terra. GJ 251 c, questo il suo nome, orbita attorno a una nana rossa situata nella costellazione dei Gemelli, a soli 18,2 anni luce dal nostro sistema solare, una vicinanza che, sebbene inarrivabile con le attuali tecnologie, lo colloca tra gli obiettivi privilegiati per future indagini. La scoperta, che sta già circolando con enfasi tra gli addetti ai lavori, è il frutto di un'approfondita indagine internazionale capeggiata dalla Penn State University, la quale ha impiegato alcuni tra gli strumenti più sensibili a disposizione della scienza contemporanea.
Le caratteristiche del pianeta roccioso
Ciò che rende peculiare GJ 251 c, una cosiddetta "super Terra", non è soltanto la sua relativa prossimità, bensì una combinazione di fattori che gli conferiscono un potenziale unico. Le sue dimensioni, che si stima siano circa quattro volte superiori a quelle del nostro pianeta, lo classificano come un corpo roccioso, un gigante terrestre che gravita all'interno di quella regione di spazio conosciuta come "zona abitabile". In quest'area, le condizioni termiche – né troppo calde né troppo fredde – sono teoricamente compatibili con l'esistenza di acqua in forma liquida in superficie, un elemento, com'è noto, considerato fondamentale per lo sviluppo della vita per come la conosciamo. L'orbita che descrive attorno alla sua stella madre, una nana rossa più piccola e fredda del Sole, sembra infatti consentire proprio questo equilibrio delicato.
La tecnologia alla base del rilevamento
L'individuazione di un corpo celeste così distante e relativamente piccolo, se paragonato ai giganti gassosi che spesso popolano le scoperte di esopianeti, è stata resa possibile dall'impiego congiunto di due spettrografi di ultima generazione. I ricercatori hanno fatto ricorso all'Habitable-Zone Planet Finder, installato sul telescopio Hobby-Eberly in Texas, e a CARMENES, situato all'Osservatorio di Calar Alto in Spagna, strumenti progettati specificamente per rilevare le minuscole oscillazioni nella luce stellare causate dall'attrazione gravitazionale di un pianeta. È attraverso questa tecnica, conosciuta come metodo della velocità radiale, che è stato possibile non solo confermare l'esistenza di GJ 251 c ma anche stimarne la massa e i parametri orbitali, dati fondamentali per valutarne la natura rocciosa e la posizione all'interno della fascia di abitabilità.
Il significato della scoperta nel contesto astronomico
La rilevanza di questo ritrovamento va ben al di là del singolo oggetto celeste, poiché fornisce un'ulteriore, solida prova che pianeti di tipo terrestre, e potenzialmente abitabili, possano essere comuni attorno a stelle nane rosse, che rappresentano la stragrande maggioranza delle stelle nella nostra galassia. GJ 251 c, in particolare, si offre come un candidato di prim'ordine per successive osservazioni con telescopi di futura generazione, i quali potranno analizzarne l'eventuale atmosfera alla ricerca di quei biomarcatori – come l'ossigeno o il metano – che potrebbero indicare processi biologici in atto. Si tratta, in definitiva, di un tassello importante che arricchisce la nostra comprensione della distribuzione dei mondi nella Via Lattea e affina le strategie di ricerca della vita oltre i confini del sistema solare.




