Bridgerton 5, Francesca e Michaela sono la nuova coppia: la scelta queer che divide il pubblico tra fedeltà ai libri e nuove possibilità narrative

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A nemmeno un mese di distanza dal gran finale della quarta stagione – quello che, va ricordato, ha celebrato con il consueto tripudio di merletti e carrozze l’unione tra Benedict e Sophie, chiudendo un cerchio narrativo atteso da anni – Netflix ha deciso di spezzare il silenzio con un annuncio che, per quanto ampiamente sussurrato nei circoli bene informati del fandom, ha comunque l’effetto di una bomba inesplosa. La quinta stagione è ufficialmente in produzione e, a differenza di quanto molti pronosticavano puntando su Eloise o su un salto temporale più marcato, il riflettore si accenderà su Francesca Bridgerton, l’anima più silenziosa e malinconica della dinastia. Al suo fianco, però, non ci sarà il conte John Stirling, come avrebbero voluto i puristi della saga letteraria di Julia Quinn, bensì Michaela: una variazione di genere sul personaggio di Michael, il cugino del conte, che trasforma radicalmente l’asse portante del romanzo “Il mio fedele duca” in una storia d’amore al femminile destinata a essere la prima relazione queer centrale della serie.

Il nodo della fedeltà letteraria e la frattura nel pubblico dei fan

La scelta di affidare la storia d’amore principale a Francesca (Hannah Dodd) e Michaela (Masali Baduza) rappresenta, per chi conosce i romanzi, uno scarto significativo dalla fonte originale. Nel libro che porta il nome della terzogenita Bridgerton, la vicenda si snoda attorno a un triangolo sentimentale fatto di vedovanza, senso di colpa e una ritrovata passione proprio con Michael, il cugino del defunto marito. Qui, invece, gli sceneggiatori hanno già preparato il terreno nel corso della quarta stagione: l’introduzione di Michaela, avvenuta nell’ultima puntata con un colpo di scena che aveva già lasciato il pubblico spiazzato, non era stata una semplice trovata, ma il seme piantato per questa transizione. Ed è proprio su questo punto che il fronte degli spettatori si divide. Da un lato, chi applaude la volontà di ampliare lo spettro rappresentativo dello show, celebrando l’inclusività che da sempre è nel Dna produttivo di Shondaland; dall’altro, chi ritiene che stravolgere la coppia cardine del terzo libro – stravolgendo persino il sesso di uno dei due personaggi – comprometta quell’equilibrio fra adattamento e rispetto per il materiale originale che aveva decretato il successo planetario della serie.

Le implicazioni narrative di una scelta che cambia il tono dello show

Al di là del dibattito acceso sui social, che in queste ore tiene banco alternando entusiasmo a critiche feroci, la decisione di Netflix affonda le radici in una precisa strategia di costruzione narrativa. Francesca, va detto, è sempre stata un personaggio marginale nelle prime stagioni: relegata ai margini del salotto buono, spesso in ombra rispetto alla vivacità di Daphne, alla ribellione di Eloise o alla determinazione di Penelope. Il suo profilo, fatto di ritrosia e di una timidezza quasi dolorosa, si presta però a un arco di trasformazione potentissimo. Affidarle una storia d’amore con Michaela significa esplorare dinamiche più intime e complesse di quelle finora viste, allontanandosi dal canone dell’inseguimento cortese tipico del “Ton” per addentrarsi in un territorio fatto di segreti, di silenzi e forse di una sensualità più matura. Cambia anche la geografia della narrazione: mentre i libri collocavano la loro storia in Scozia, lontano dalle regole ferree di Mayfair, la serie potrebbe utilizzare questo allontanamento fisico per dare respiro a una trama meno vincolata agli obblighi mondani, creando al contempo un ponte ideale con gli spin-off già in cantiere.

Produzione già in corso e l’attesa per le nuove dinamiche familiari

Le riprese, come confermato dalla produzione, sono già in fase avanzata e la macchina organizzativa della serie – quella stessa che ha saputo gestire la complessa transizione degli attori principali senza mai perdere il favore del pubblico – è già a pieno regime. Per Hannah Dodd, che ha rilevato il ruolo di Francesca dopo l’addio di Ruby Stokes, si tratta della consacrazione definitiva nel cast principale. Per Masali Baduza, invece, l’occasione di entrare nel pantheon dei personaggi più amati del mondo Shondaland. Resta da capire, e questo è uno degli aspetti che più alimenta le conversazioni tra i fan più accaniti, come verrà gestita la continuità con gli altri Bridgerton: se la stagione si concentrerà quasi esclusivamente sulla coppia, replicando lo schema visto con Anthony e Kate o con Colin e Penelope, o se invece troverà spazio per le sotto-trame degli altri fratelli rimasti in attesa di un lieto fine. Eloise, in particolare, attende il suo turno con una impazienza narrativa che cresce di stagione in stagione, ma la sensazione è che gli sceneggiatori abbiano voluto approfittare del momento favorevole per osare, spostando l’asticella del racconto verso territori che i libri, pubblicati alla fine degli anni Novanta, non avevo mai esplorato.

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