Due potenti terremoti nelle Filippine, aumenta il numero delle vittime

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La terra ha tremato con violenza inaudita al largo della costa di Mindanao, dove due distinti e poderosi sismi, il primo dei quali di magnitudo 7.4 e il secondo, poche ore dopo, di 6.8, hanno scosso le fondamenta della regione, seminando una scia di distruzione e un bilancio, ancora provvisorio, di almeno otto vittime. L’energia liberata dalle profondità della Fossa delle Filippine, un sistema tettonico tra i più attivi al mondo, ha costretto la popolazione a una fuga precipitosa verso le alture, mentre le autorità diramavano l’allarme tsunami per le aree costiere più esposte; un allarme, per fortuna, poi rientrato dopo aver generato onde di entità minore rispetto alle peggiori paure. La scossa principale, che si è originata a una profondità di 37 chilometri non lontano dalla città di Manay, nella provincia di Davao Orientale, è stata avvertita con forza tale da causare frane e danni strutturali significativi a numerosi edifici, già provati dalla furia degli elementi.

Il crollo nella miniera e la seconda scossa

Tra le storie più drammatiche emerse nelle prime ore dell’emergenza, ve n’è una che riguarda tre cercatori d’oro, i quali hanno perso la vita a causa del crollo di un pozzo artigianale nella zona montuosa a ovest di Manay; un incidente, questo, che ha sepolto i malcapitati in un tunnel durante il verificarsi della scossa più potente, come ha confermato un funzionario dei soccorsi locale. A rendere ancor più complessa la situazione, già di per sé critica, è sopraggiunta la seconda forte scossa di magnitudo 6.8, la quale, oltre a generare un nuovo, seppur locale, allarme tsunami, ha gettato nel panico una popolazione che tentava di riprendersi dal primo evento. Teresito Bacolcol, direttore dell’Istituto filippino di sismologia e vulcanologia, ha espresso una preoccupazione fondata: la replica sismica, avvenuta nelle ore notturne, rischia infatti di aver ulteriormente compromesso l’integrità di strutture già lesionate, innescando potenziali nuovi crolli e rendendo ancor più pericolose le operazioni di soccorso.

La sequenza sismica e l’allerta permanente

La sequenza, definita dagli esperti come particolarmente intensa e preoccupante a causa della sua dinamica, ha visto il secondo evento sismico originarsi dallo stesso complesso sistema di faglie, confermando una situazione di instabilità geologica che le autorità monitorano con la massima attenzione. L’agenzia nazionale Phivolcs, la quale ha lanciato l’allerta per possibili onde anomale nelle ore successive alla seconda scossa, mantiene un livello di vigilanza elevato, conscia del fatto che il ripetersi di eventi di tale portata possa generare fenomeni indotti, come appunto piccoli maremoti o ulteriori smottamenti del terreno. La popolazione, da parte sua, vive in uno stato di apprensione continua, memore di altre tragedie che hanno segnato la storia recente dell’arcipelago, noto per la sua elevata sismicità.

I soccorsi e la fragilità del territorio

Le squadre di emergenza, nonostante le difficoltà logistiche e la minaccia costante di nuove repliche, stanno lavorando senza sosta per raggiungere le zone più isolate e valutare l’entità dei danni, che si teme possa essere superiore alle prime stime. La conformazione geografica della regione, con le sue aree montuose e le coste spesso difficili da accessare, rappresenta una sfida notevole per gli interventi immediati, i quali devono anche fare i conti con le comunicazioni interrotte e la paura che spinge molti a restare lontani dalle proprie abitazioni. Il governo centrale ha assicurato il proprio pieno supporto, mobilitando risorse per far fronte alla crisi umanitaria che, inevitabilmente, segue eventi catastrofici di questa magnitudine, i quali mettono a nudo la vulnerabilità di un territorio magnifico ma estremamente esposto alla forza della natura.

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