Leone XIV in Turchia, tra attesa e dialogo
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Redazione Esteri
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L'arrivo di Leone XIV in Turchia, primo viaggio apostolico del Pontefice, genera un'ondata di attesa tra i cattolici del Paese, molti dei quali, provenienti da diverse città come Izmir, si stanno già mobilitando per incontrarlo e condividere momenti di preghiera. Lo testimonia, in un colloquio con i media vaticani, padre Igor Barbini, superiore della piccola comunità domenicana nella città e parroco della Chiesa del Santo Rosario, la quale, servendo un nucleo di circa duecentocinquanta famiglie, vede la consueta partecipazione di un centinaio di fedeli. L'evento, che si annuncia di notevole portata spirituale, si colloca in un mosaico di antiche comunità cristiane, le quali attendono con trepidazione il passaggio del successore di Pietro.
Il cammino comune nella Lettera apostolica
Pochi giorni prima della partenza, in coincidenza con la solennità di Gesù Cristo re dell'universo, Leone XIV ha reso pubblica la Lettera apostolica "In unitate fidei", un testo che delinea le fondamenta del suo imminente pellegrinaggio. In esso, il Papa incoraggia "un rinnovato slancio nella professione della fede", sottolineando come la sua verità, patrimonio condiviso dai cristiani per secoli, meriti di essere "confessata e approfondita in maniera sempre nuova e attuale". Egli sostiene, con convinzione, che l'unità tra i cristiani, lungi dall'impoverire, rappresenti piuttosto una forma di arricchimento reciproco, e che "nell'unità della fede, proclamata dalle origini della Chiesa", i credenti siano chiamati a "camminare concordi, custodendo e trasmettendo con amore e con gioia" la figura di Gesù Cristo.
Il significato geopolitico della visita
Annunciando il viaggio ai fedeli riuniti in piazza San Pietro, il Pontefice ha definito Turchia e Libano come "Paesi ricchi di storia e di spiritualità", aggiungendo che la visita costituirà anche l'occasione per commemorare i millesettecento anni dal primo Concilio ecumenico di Nicea e per incontrare non solo la comunità cattolica ma anche i "fratelli cristiani e di altre religioni", dopo aver chiesto di essere accompagnato dalla preghiera. A questo aspetto squisitamente pastorale e commemorativo, se ne affianca però un altro, di natura geopolitica, come evidenziato dal vescovo Massimiliano Palinuro, vicario apostolico di Istanbul, il quale ha osservato come la Turchia stia svolgendo "un ruolo chiave di mediazione" in diversi teatri di crisi, dall'Ucraina a Gaza, fino a "tanti conflitti dimenticati in Africa". La visita del Papa, in questa prospettiva, assume il valore di un "segno religioso e geopolitico molto forte", che vede la Santa Sede e la Turchia unite nell'impegno per la pace.
L'incontro con una Chiesa viva e presente
Al di là delle implicazioni dottrinali e diplomatiche, il cuore del viaggio rimane l'incontro con una Chiesa locale viva sebbene numericamente esigua, fatta di piccole realtà come quella descritta da padre Barbini, che rappresentano, nonostante tutto, un presidio di fede e di storia in una regione di straordinaria complessità. Sono loro, quelle famiglie e quei fedeli che affollano le chiese nonostante le difficoltà, i destinatari primari di un messaggio che intende confermare la loro presenza e valorizzare il loro specifico contributo, il quale, pur nella sua modestia numerica, costituisce una parte significativa di quel mosaico di spiritualità a cui il Pontefice ha fatto riferimento.




