Sarri: "Allenare è una passione che non ha prezzo, Fabregas un predestinato"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   In un racconto personale e approfondito, Maurizio Sarri si è concesso al format "Storie di Serie A", svelando le sfumature di una carriera costruita su schemi precisi e su una passione viscerale, quella stessa che lo avrebbe spinto, come ha affermato senza mezzi termini, a svolgere questo mestiere "gratis". L'occasione per questa riflessione a tutto tondo, che abbraccia il presente e il passato, è coincisa con la vigilia di una partita dal peso specifico notevole per le sorti del campionato, lo scontro contro il Milan di Massimiliano Allegri. L'intervista, dal titolo emblematico "Mi diverto ancora", è divenuta accessibile attraverso diverse piattaforme, offrendo ai tifosi uno sguardo inedito sulla filosofia dell'allenatore toscano, il quale, nonostante definisca gli ultimi cinque mesi come "i più difficili" del suo percorso professionale, non ha smarrito il lato più genuino del suo rapporto con il calcio, trovando persino spazio per definirli, da un certo punto di vista, "divertenti".

L'evoluzione di un tecnico e il ricordo di un esordio

Sarri ha tracciato un bilancio introspettivo della propria maturazione, ammettendo come il trascorrere del tempo abbia influito sul suo carattere. "Prima non avevo molta pazienza", ha riconosciuto, pur precisando di non credere di essersi "ammorbidito"; una delle qualità positive dell'invecchiare, secondo la sua analisi, risiede nella capacità di coltivare doti che in precedenza non si possedevano. Ora, ha spiegato, cerca di "capire di più le persone che ha davanti", superando quelle che definisce "idee preconcette" che caratterizzavano il suo approccio in gioventù. Un percorso di crescita che si intreccia con il ricordo dei primi confronti, come quello con Allegri, ricordato senza infingimenti: la loro prima sfida fu, a suo dire, uno "spettacolo pietoso", un episodio che oggi, a distanza di tempo, viene rievocato con la pacatezza di chi osserva il proprio cammino da una prospettiva più serena.

Fabregas, un talento innato e uno sguardo al futuro

Tra i passaggi più significativi dell'intervista, spicca il giudizio su un suo ex giocatore, definito senza esitazione "un predestinato". Quel giocatore è Cesc Fàbregas, un talento che Sarri ha avuto modo di apprezzare direttamente e che, nel suo racconto, assume i contorni di una figura quasi fuori dall'ordinario per le sue doti naturali. Le riflessioni del tecnico, però, non si sono limitate alla sfera puramente tecnica o ai ricordi di campi lontani, ma hanno incluso anche un'aspirazione per il domani, un desiderio che lega il suo nome a quello della Lazio in un progetto simbolico: la speranza che il club riesca ad acquisire lo stadio Flaminio e che lui possa sedere in panchina in occasione della prima partita giocata in quell'impianto, che verrebbe intitolato a Tommaso Maestrelli.

Il peso delle vicende personali e l'amore per il gioco

L'anno scorso, ha confidato Sarri, è stato un periodo in cui ha prevalentemente "visto partite", rimanendo comunque immerso in quel mondo calcistico che è il suo habitat naturale. Tuttavia, ha aggiunto con un tono più grave, "la storia familiare quest'anno non è stata bellissima", una circostanza che lo ha coinvolto in "storie non simpatiche", sottolineando come gli aspetti privati possano influenzare profondamente la professione di un allenatore. Nonostante le difficoltà incontrate, che hanno reso complesso questo ultimo tratto di carriera, l'entusiasmo di fondo non sembra essersi spento, alimentato da quella stessa passione che lo porterebbe a fare l'allenatore senza percepire alcuno stipendio, descrivendo la sua traiettoria non come il frutto di un coraggio particolare, bensì come "una serie di contingenze" che si sono succedute nel tempo.

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