Fiat e Alfa Romeo sull'orlo del ritiro dagli Usa, mentre Stellantis riorganizza la strategia
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Redazione Economia
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Le sorti dei marchi italiani Fiat e Alfa Romeo sul suolo statunitense appaiono sempre più incerte, in uno scenario che il gruppo automobilistico Stellantis, attualmente guidato dall'amministratore delegato Antonio Filosa, si trova a dover affrontare con pragmatismo. Secondo indiscrezioni di stampa, confermate da cifre che parlano un linguaggio crudo, la permanenza dei due storici brand nel cruciale mercato nordamericano è seriamente in bilico. Le vendite, difatti, mostrano un trend preoccupante: nell'ultimo trimestre dello scorso anno, per esempio, si sono registrate appena 84 immatricolazioni per Fiat, mentre Alfa Romeo ha visto un ulteriore calo del 15%. Dati che, se letti insieme al più generale ribasso del 12% delle consegne del gruppo negli Stati Uniti e di un pesante 18% in Canada, delineano un quadro di difficoltà che non può essere ignorato. Questi numeri, del resto, spiegano l'ipotesi di un riposizionamento strategico, che potrebbe portare, come riportato, a un addio per i marchi italiani d'oltreoceano.
La risposta di Filosa tra unità e realismo
A margine del recente Salone dell'Auto di Detroit, il manager italiano ha tracciato le linee di una strategia di risposta, che fa della concretezza e dell'analisi dello stato attuale i suoi cardini fondamentali. Filosa, il cui mandato ha inizialmente focalizzato l'attenzione sul risanamento di Jeep e Ram e sul correggere alcune scelte del management precedente, ha ribadito con forza l'unità del gruppo. Ha dunque spento sul nascere le voci, alimentate anche da pubblicazioni dell'ex amministratore delegato Carlos Tavares, che ipotizzavano una possibile scissione delle attività nordamericane. Il portafoglio di quattordici marchi, ha dichiarato, rimarrà intatto. La sua visione, tuttavia, non è scollegata dalla dura realtà dei fatti: la geopolitica, ha sottolineato, non è più un mero fattore esterno, bensì un elemento interno cruciale che determina in modo decisivo le strategie di investimento. Una consapevolezza che si traduce in azioni concrete di riallineamento.
Il nodo dei prezzi e il futuro della gamma
Proprio l'analisi del mercato statunitense, dove i listini medi ormai gravitano intorno ai cinquantamila dollari, sta spingendo Stellantis verso un ripensamento della sua offerta. Il gruppo, stando alle ricostruzioni, starebbe lavorando per ampliare la gamma verso modelli più compatti e accessibili, in una logica che mira a intercettare una fascia di clientela più ampia. Un tentativo di inversione di marcia rispetto a trend che, come dimostra il caso emblematico della Fiat 500 elettrica – la cui accoglienza nel mercato è stata estremamente deludente – non hanno attecchito. La ricetta per il futuro, quindi, sembra combinare unità interna, come ribadito a Detroit, con un pragmatismo spinto nelle scelte di prodotto e di posizionamento, in cui le esigenze del mercato americano dettano l'agenda.
Il contesto di una partita globale
Questa riorganizzazione avviene in un momento delicato per il colosso automobilistico, il cui inizio d'anno in Borsa è stato negativo, con una perdita dell'8,5% che stride con l'andamento positivo dell'indice di riferimento. La posta in gioco, però, va ben oltre le quotazioni finanziarie e investe la capacità di competere in un panorama globale sempre più complesso. La situazione dei due marchi italiani, la cui debolezza negli Stati Unite li ha relegati ai margini del mercato, rappresenta soltanto uno dei fronti aperti. Le dichiarazioni del CEO, nel loro evitare qualsiasi annuncio futuribile per concentrarsi sulla risoluzione dei problemi attuali, riflettono la necessità di navigare in acque agitate, dove la geopolitica e le dinamiche commerciali locali richiedono risposte tempestive e flessibili, anche quando queste possono significare dolorosi ripensamenti su presenze storiche.




