Gattuso alla guida dell’Italia, Prandelli torna come direttore tecnico: nasce un progetto azzurro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   MILANO – Rino Gattuso, dopo due giorni di colloqui a Roma, ha fatto ritorno a Marbella, ma il suo viaggio in Spagna sarà breve. Salvo intoppi dell’ultima ora, la settimana prossima verrà ufficializzato come nuovo commissario tecnico della Nazionale, incarico che accetterà con l’obiettivo di riportare l’Italia a un Mondiale dopo oltre un decennio di assenza. A spianargli la strada è stato Gigi Buffon, capodelegazione del Club Italia, che ha fortemente sostenuto la sua candidatura durante gli incontri con i vertici federali.

Accanto a Gattuso, nel rinnovato progetto azzurro, potrebbe esserci un altro volto noto del calcio italiano: Cesare Prandelli, il cui nome è legato alla panchina della Nazionale durante gli Europei del 2012, quando l’Italia conquistò il secondo posto con un gioco elegante e propositivo, rimasto negli annali. La sua figura, stavolta, non sarebbe quella del ct ma del direttore tecnico, ruolo mai ricoperto in federazione e che gli permetterebbe di supervisionare l’intero settore giovanile, una delle sue priorità da anni. Prandelli, infatti, ha più volte denunciato la carenza di attenzione verso i giovani, avanzando proposte concrete ma finora rimaste inascoltate.

L’idea di affidare la squadra a uomini con un passato da protagonisti in maglia azzurra – oltre a Gattuso e Prandelli, si parla anche di Bonucci, Barzagli e forse Zambrotta – sembra voler ricostruire un’identità smarrita, puntando su chi quella maglia l’ha difesa con orgoglio. Un approccio che, seppur rischioso, potrebbe ridare slancio a una Nazionale in cerca di riscatto dopo l’esonero di Luciano Spalletti, arrivato a seguito della sconfitta contro la Norvegia.

Intanto, Claudio Ranieri ha scelto di declinare l’offerta federale, decisione che ha suscitato polemiche ma che, come sottolineato dall’ex arbitro Gianluca Caputi, nasce da una questione di coerenza. "Ha fatto bene a rifiutare", ha spiegato Caputi, "perché aveva già preso un impegno con la Roma, rinunciando alla panchina per un ruolo dirigenziale. La Nazionale è importante, ma non si può tradire la parola data".

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