Mattarella alla Piaggio: «Il lavoro è fondamento della convivenza» e la Vespa resta simbolo di creatività italiana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’attesa per la visita del Capo dello Stato, in una Pontedera che si era nel frattempo preparata a riceverlo con quello che si potrebbe definire un sobrio ma sentito apparato festoso, si è sciolta nelle prime ore del pomeriggio, quando Sergio Mattarella ha varcato i cancelli dello stabilimento Piaggio. Accanto a lui, a comporre il corteo delle autorità, figuravano la ministra del lavoro Maria Elvira Calderone, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi: una presenza, quella politica, che ha sottolineato la natura istituzionale di un’iniziativa collocata alla vigilia del Primo Maggio. La scelta del luogo, del resto, non è affatto casuale, perché la Piaggio rappresenta un unicum nel panorama manifatturiero nazionale, essendo al tempo stesso un pezzo di storia industriale e un’icona del “Made in Italy” esportata in ogni continente; e proprio quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario del deposito del brevetto della Vespa, due ruote che hanno accompagnato la rinascita del Paese nel secondo dopoguerra.

La fabbrica, il museo e l’incontro con i vertici aziendali

Prima di rivolgersi ai presenti negli spazi del Museo Piaggio, dove si sono tenuti gli interventi ufficiali, Mattarella ha voluto compiere un preciso itinerario: una tappa agli uffici dirigenziali per incontrare i vertici dell’azienda, in particolare i fratelli Colaninno, seguita da un passaggio in fabbrica, tra le linee dove ancora oggi si assemblano i veicoli. Un gesto, quest’ultimo, dal forte valore simbolico – quasi una volontà di vedere con i propri occhi il lavoro che si svolge sui reparti – e che ha preceduto la dichiarazione più politica della giornata. Il presidente, da par suo, ha subito legato la ricorrenza del Primo Maggio a un principio cardine della Carta costituzionale: la Festa dei Lavoratori, ha ricordato, «è una festa della Repubblica, che sul lavoro si fonda». Una premessa che ne contiene molte altre, perché da quel fondamento discendono sia la tutela effettiva dei diritti, «contro ogni illegalità», sia la stessa qualità della democrazia.

Il tributo inaccettabile delle morti sul lavoro

Nel suo discorso, pronunciato davanti a una platea composta da operai, rappresentanti sindacali e dirigenti, Mattarella ha dedicato un passaggio particolarmente aspro a quella che ha definito – e non per la prima volta – una «piaga che non accenna a sanarsi». Il riferimento è alle morti e agli incidenti sul lavoro, un fenomeno che le cronache restituiscono «pressoché quotidianamente»: ogni giorno, cioè, si registrano notizie di lavoratrici e lavoratori che perdono la vita o rimangono infortunati nello svolgimento delle loro mansioni. «Due giorni fa», ha aggiunto il presidente, «la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro ha riproposto all’attenzione delle opinioni pubbliche un tributo inaccettabile». Un richiamo che, in realtà, non ha bisogno di ricorrenze specifiche per farsi sentire, perché «giunge dalle dolenti note di ogni giorno», una litania funebre che si ripete identica a sé stessa, con i cronisti costretti a elencare nomi e circostanze di incidenti spesso evitabili.

Vespa, Ottant’anni e l’ideale incontro con la Repubblica

A fare da contrappunto a questa denuncia, però, è stata anche la celebrazione di ciò che funziona, ovvero la capacità italiana di coniugare ingegno, progetto e lavoro ben fatto. Mattarella ha definito la Vespa un «simbolo della creatività italiana», e non è un dettaglio che l’anniversario del brevetto coincida idealmente con gli ottant’anni della storia repubblicana: un incontro, quello tra la due ruote più famosa del mondo e le istituzioni democratiche nate dalla Resistenza, che a Pontedera si è materializzato in una visita carica di rimandi storici. L’azienda, nel corso degli interventi, ha esposto alcuni modelli d’epoca accanto ai prototipi più recenti, a testimonianza di una continuità produttiva che ha superato crisi energetiche, riconversioni e globalizzazione. E proprio in quella continuità, magari non dichiarata apertamente ma sottintesa nel percorso museale, si legge un messaggio chiaro: il lavoro non è solo un diritto o un dovere, ma anche il veicolo attraverso il quale una comunità – o meglio, un sistema paese – esprime la propria identità.

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