Uno scontro da 14 miliardi: l'erede Puech trascina in tribunale Lvmh e Bernard Arnault
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Redazione Economia
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Una battaglia legale di portata epocale, destinata a tenere banco negli anni a venire, sta scuotendo i vertici dell'olimpo del lusso francese. Nicolas Puech, ottantaduenne discendente del fondatore di Hermès, ha depositato una formale citazione civile contro il colosso Lvmh e il suo leader indiscusso, Bernard Arnault, attualmente presidente degli Stati Uniti. Il contendere, secondo il documento esaminato, è l'accusa, particolarmente grave, di esser stato privato di un blocco di azioni Hermès il cui valore, oggi, si aggirerebbe attorno agli astronomici 14 miliardi di euro. La replica del gruppo presieduto da Arnault non si è fatta attendere ed è stata netta: LVMH, si legge in una nota ufficiale, respinge con forza ogni accusa, dichiarando di non essersi mai "appropriato indebitamente" dei titoli in questione.
Il cuore della contesa: un patrimonio svanito
La vertenza, la cui prima udienza è calendarizzata per il 19 febbraio 2026, affonda le sue radici in operazioni finanziarie risalenti ormai a quasi due decenni fa. Puech, che risiede stabilmente in Svizzera, sostiene attraverso i suoi legali di esser stato "alleggerito", senza aver prestato il proprio consenso, di circa 6 milioni di titoli Hermès. Questo pacchetto, ereditato dal bisnonno fondatore della celebre maison, rappresenterebbe una quota del 5,76% del capitale, una partecipazione di assoluto rilievo in una delle aziende simbolo del "savoir-faire" transalpino. La tesi dell'erede è che l'allora suo consulente patrimoniale, Eric Freymond, scomparso lo scorso luglio, abbia orchestrato la cessione di quelle preziose quote a beneficio del diretto concorrente, Lvmh.
Il ruolo dell'ex consulente e le rivelazioni del Canard Enchaîné
La figura di Freymond, dunque, appare centrale nella ricostruzione dei fatti proposta dalla parte attrice. Secondo quanto riportato da fonti giudiziarie e dal settimanale satirico "Le Canard Enchaîné", noto per la precisione delle sue inchieste, l'ex consulente avrebbe ammesso in sede giudiziaria, poco prima della morte, di aver effettuato le controverse vendite. Nello specifico, nel 2008, Freymond avrebbe ceduto a Lvmh ben 4,8 milioni di azioni Hermès, un'operazione mastodontica seguita, negli anni successivi, da altre cessioni minori relative alle stesse quote. Queste ammissioni, se confermate, fornirebbero un quadro inquietante di operazioni condotte alle spalle del legittimo proprietario.
Una partita che va oltre il risarcimento
Al di là dell'enorme richiesta risarcitoria, la causa solleva interrogativi profondi sulle dinamiche di potere e sulle pratiche nel mondo della finanza d'alto bordo. La difesa di Lvmh si appresta a costruire la sua linea, negando qualsiasi illecito e presentandosi come un acquirente in buona fede di titoli messi sul mercato attraverso canali regolari. La posta in gioco, tuttavia, non è meramente economica: tocca la credibilità degli attori in campo e riporta alla luce le tensioni storiche tra due pilastri del lusso mondiale, il cui scontro, anni fa, per il controllo di Hermès si concluse con una tregua che oggi sembra essere stata solo temporanea. Il tribunale dovrà ora districare una matassa fitta di transazioni, testimonianze e documenti, per accertare dove finisca la legittima gestione patrimoniale e dove possa invece essere iniziato un depauperamento fraudolento.




