L’abbraccio del Papa a un ex prigioniero ucraino e la consegna di nuove liste con seimila nomi al cardinale Zuppi
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Redazione Esteri
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C’è un momento, nell’udienza generale del mercoledì, in cui la formalità dei cerimoniali lascia il posto a qualcosa di più intimo e tangibile, e oggi, 18 febbraio, è accaduto quando Oleg Muslov, un ucraino liberato otto mesi fa dopo tre anni trascorsi nei campi di reclusione russi, ha stretto il cardinale Matteo Zuppi in un abbraccio che non era solo un saluto, ma il suggello di un percorso fatto di elenchi, nomi e speranze affidate alla diplomazia parallela della Santa Sede -1. Quell’uomo, che ha ammesso davanti ai presenti di fare fatica a parlare e che ha raccontato, con le poche parole che riusciva a mettere insieme, come ai medici nelle prigioni non importasse sapere se i prigionieri fossero sani ma soltanto accertarsi che fossero ancora vivi, era già stato in passato uno dei tanti nomi scritti in quelle liste che il presidente della Cei ha fatto arrivare a Mosca nel corso della sua missione, e vederlo lì, in Piazza San Pietro, ha dato un volto e una consistenza a una vicenda che rischia altrimenti di perdersi nella vastità dei numeri -1.
La delegazione, composta da donne e familiari di prigionieri e dispersi e accompagnata dall’ambasciatore di Kiev presso la Santa Sede, Andriy Yurash, non era però venuta soltanto per testimoniare, con la propria presenza, il dramma di una guerra che prosegue ormai da anni, ma anche per consegnare materialmente nelle mani del porporato altri elenchi, questa volta contenenti oltre seimila nominativi di militari e civili ucraini la cui sorte è ancora avvolta nell’incertezza o che giacciono in attesa di uno scambio che tarda ad arrivare -1. Prima di quell’incontro con Zuppi, il gruppo era riuscito a salutare il Pontefice al termine dell’udienza generale, e Leone XIV, che pure non era stato il destinatario diretto di quelle nuove liste, ha comunque rappresentato per loro un punto di riferimento morale, quel punto di ascolto verso cui indirizzare timori e apprensioni: Kateryna Muzlova, una delle donne presenti, ha spiegato come stringere la mano del Papa e sentire la sua vicinanza abbia rappresentato un’occasione per mettere in moto i cuori e riempirli di quel conforto spirituale di cui si ha estremo bisogno quando si aspetta notizia di un figlio o di un marito.
Il cardinale Zuppi, ascoltando le loro storie, ha voluto sottolineare come quella casa, la Chiesa, sia un luogo dove la sofferenza di chi arriva viene fatta propria senza riserve, e ha parlato della Quaresima che proprio oggi inizia per i cristiani, paragonandola a un lungo deserto che queste famiglie attraversano da troppo tempo ma che dovrebbe preparare alla Pasqua, intesa non solo come ricorrenza liturgica ma come ritorno alla vita e ricongiungimento con i propri cari, vivi o purtroppo anche solo con le loro salme da restituire alla pietà familiare -1. Il riferimento del porporato a una foto vista recentemente, quella di una donna che aveva potuto riabbracciare il marito e che era lì presente, ha reso l’idea di come ogni liberazione sia una vittoria personale prima ancora che politica, e di come quei numeri che compaiono negli elenchi corrispondano sempre a un nome, e ogni nome a un mondo intero che merita di essere ricomposto.




